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Sviluppo di attività generatrici di reddito per le case famiglia

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Nº progetto: 781

Tipologia: Accoglienza

Campagna: Manca l'acqua!

Paese: Romania

Località: Niculesti

Numero bimbi beneficiari: 6

Scopo: Costruzione di un pozzo

In corso: Si

IL CONTESTO:

La Romania è uno stato di 22 milioni di abitanti facente parte dell’Unione Europea dal 1° gennaio 2007. Parte del regime comunista di Ceausescu dal 1967 al 1989, il Paese era tristemente famoso negli anni novanta per l’altissimo numero di bambini abbandonati che finivano in istituti-orfanotrofi o diventavano bambini di strada.
I pre-requisiti di adesione per raggiungere gli standard di accesso all’UE, hanno obbligato il governo ad approvare misure tra cui un pacchetto di leggi ispirato al riconoscimento della Convenzione dell’Aia sui Diritti dell’Infanzia. Sotto la spinta della comunità internazionale, dei movimenti e delle associazioni, oggi la situazione è migliorata, tuttavia in tutto il paese si calcolano ancora 350.000 orfani bianchi: bambini abbandonati dai genitori, costretti dalla povertà ad emigrare in altri paesi alla ricerca di condizioni di lavoro più favorevoli.
La Romania ha sempre fatto grande affidamento sugli aiuti provenienti dall'estero, ma l'instabilità politica ha bloccato anche queste entrate.

Il Villaggio dei Ragazzi sorge a circa 30 km da Bucarest, nel comune di Niculesti, provincia di Dambovita. Il contesto rurale dove è inserito è caratterizzato da una situazione di marginalità economica e sociale, essendo le attività lavorative limitate al lavoro nero nell’area urbana di Bucarest. L’assenza o la precarietà del lavoro, le condizioni abitative fortemente disagiate (spesso non c’è la possibilità di allacciarsi alla rete elettrica, non esistono acquedotti e fognature) e la forte incidenza della piaga dell’alcoolismo, fanno sì che la struttura familiare sia  caratterizzata da situazioni di abbandono, di sfruttamento e violenza; frequente è l’abbandono scolastico da parte dei minori, con gravi conseguenze fino al vagabondaggio e all’accattonaggio.
Purtroppo è ancora elevato è il numero di minori in carico ai servizi sociali, allontanati dalla famiglia e affidati a strutture di accoglienza. Attualmente lo Stato romeno  fornisce alle organizzazioni che si occupano di questo servizio un sostegno economico e professionale assolutamente insufficiente.
Le abitazioni sono quelle tipiche rurali della Romania: costruite in fango e paglia con un tetto di lamiera o tegole, sono per lo più costituite da un paio di stanze dove dormono molte persone (figli, genitori e nonni). I bagni sono esterni, privi di acqua corrente e sistema fognario. Ogni casa è circondata da cancellate che delimitano la proprietà in maniera molto netta.
Le persone dell’area sono molto povere ed emarginate, spesso senza lavoro, vivono per lo più di agricoltura o allevamento. Impiegati nel lavoro nero a Bucarest, sono estremamente sfruttati e vivono alla giornata.

IL PROGETTO:

Il progetto è presentato dall’associazione Mladita, organizzazione non profit giuridicamente riconosciuta in Romania, nata nel 2004 in seno al movimento carmelitano, con l’obiettivo di promuovere la formazione integrale dei minori e giovani romeni abbandonati e in stato di bisogno, con avviamento degli stessi ad attività professionali, in particolare nel campo agricolo.
L’associazione è nata dopo che due famiglie carmelitane di Trento, che hanno successivamente coinvolto anche una famiglia rumena, hanno acquistato da tre industriali carmelitani 70 ettari di terreno nelle campagne di Niculesti e preso più di 100 ettari di terreno in affitto; hanno poi iniziato a costruire due case di due appartamenti ciascuna, completamente terminate nel 2007. Hanno completato la linea elettrica, costruito la strada che si collega a quella principale, costruito un pozzo e il sistema fognario.
Sempre nel 2004 hanno ricevuto dallo stato l’accreditamento per poter accogliere minori in difficoltà ed è stata quindi avviata una collaborazione con specialisti diversi nel settore socio-educativo (assistente sociale, psicologo, neuropsichiatra, medico).

Caratteristica di questo progetto è la continua ricerca di sostenibilità attraverso lo sviluppo di attività generatrici di reddito: avendo a disposizione quasi 200 ettari di terreno, di cui 60 attualmente coltivati, nel Villaggio punta a sfruttare la coltivazione e l’allevamento di animali. In particolare sono stati realizzati un vivaio di piante e cespugli ornamentali della superficie di circa 1 ettaro, due tunnel per la produzione di piante da orto, una coltivazione ad ortaggi di circa 1 ettaro, la coltivazione a cereali dei circa 50 ettari di terreno agricolo in affitto, ed è in corso la costruzione di un capannone per il ricovero di materiali e attrezzi agricoli.
Tale attività agricola, permette non solo di avere sempre a disposizione cibi biologici e sani per i bambini, ma è anche stata pensata in un’ottica di formazione per i bambini del Villaggio, che crescendo in questo ambiente imparano con il tempo le tecniche dell’agricoltura; questa attività sta crescendo nel tempo e dovrebbe sempre più garantire l’auto-sostentamento dell’Associazione. Il Villaggio riceve anche fondi dalla sovvenzione europea per le aziende agricole (circa 80 Euro per ettaro). Hanno poi trovato la collaborazione con una ditta che vende lattuga all’ingrosso e stanno cercando almeno un’altra collaborazione con un’altra industria almeno per poter guadagnare un surplus.


COSA FA “aiutare i bambini”:

“aiutare i bambini” accetta e delibera un contributo pari a 9.400 Euro per le spese relative alla costruzione di un pozzo.

Aiutaci anche tu a sostenere i bambini senza famiglia! Dona ora »


CONTROLLO E VALUTAZIONE DEL PROGETTO:

Il progetto è stato visitato da Clelia Cazzaniga, Responsabile dei progetti in Est Europa, che riporta buone impressioni su come vengono seguiti i sei ospiti delle case famiglia: “I bambini del Villaggio dei Ragazzi vivono molto serenamente con le famiglie. Sono puliti, ordinati, educati. L’atmosfera è molto tranquilla e sembra di essere in una vera famiglia. I genitori adottivi si prendono cura di loro come fossero i loro nipoti, i bambini parlano italiano, giocano assieme e mangiano cibo sano. I traumi subiti vengono affrontati con l’aiuto della psicologa”.
È previsto l’invio di relazioni periodiche da parte dei coordinatori di progetto. Si prevede l’invio di volontari di “aiutare i bambini” in visita al progetto.


GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI:

1 luglio 2011 - Un pozzo per la casa famiglia

Alcuni bambini della città

Interno della casa famiglia

Casa tipica della zona

Le case famiglia

Clelia Cazzaniga mostra i prodotti biologici del Centro