Accoglienza, cure ed educazione per i bambini rifugiati
Nº progetto: 888
Tipologia: Accoglienza
Campagna: Mai piu soli
Paese: Tailandia
Località: Mae Sot
Numero bimbi beneficiari: 200
Scopo: Garantire accoglienza, cura ed educazione ai bambini orfani e immigrati di etnia Mon e Karen
In corso: Si
IL CONTESTO:
Il progetto si trova a Mae Sot, piccola cittadina sul fiume Moei, che delinea il confine fra la Tailandia e il Myanmar.
Dopo che il Myanmar ha conquistato l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1948, cominciarono le richieste, avanzate dalle minoranze (chin, kachin, karen, mon e shan) di uno Stato Federale, che furono portate avanti con una guerriglia contro lo Stato, che rispose con feroci repressioni che si sono susseguite negli anni e proseguono ai giorni nostri.
Almeno 150.000 persone, in gran parte Karen e Mon, provenienti dalla Birmania orientale, proprio al di là del fiume, sono rifugiate in Tailandia in seguito agli attacchi dell’esercito birmano. In numerose aree vivono Internally Displaced People, sfollati, principalmente contadini che hanno abbandonato le loro case e i loro villaggi bruciati dai militari birmani per sfuggire al reclutamento come portatori militari o ad atri tipi di abuso. Se ne calcolano circa 600.000, e vivono anche peggio dei rifugiati nei paesi confinanti, che almeno ricevono un qualche tipo di aiuto dall’esterno.
I Karen e i Mon, beneficiari del progetto, costituiscono assieme quasi il 10 per cento delle minoranze birmane, e sono quelle più perseguitate dalla giunta militare al potere. I Karen subiscono regolarmente la distruzione di interi villaggi, deportazioni di massa e spesso la sottomissione ai lavori forzati. Le persone vivono in condizioni disumane, come profughi interni nascosti nella giungla nell’est del Paese, e a migliaia cercano la salvezza al di là del confine in territorio tailandese.
I migliaia di birmani e civili di origine Karen che si rifugiano in Tailandia per scappare alla povertà, l’ingiustizia sociale, persecuzioni politiche e guerra, arrivano a Mae Sot, e qui trovano lavori illegali nelle fabbriche o nell’agricoltura. Vengono sfruttati con più facilità perché non avendo uno status legale sono considerati immigrati illegali piuttosto che rifugiati. Fanno lavori molto umili, con paghe che non bastano nemmeno per potersi alimentare in modo adeguato, e i bambini sono costretti a lavorare a un’età troppo giovane. I bambini non hanno diritto di ricevere un’educazione e nonostante sempre più di loro nascano già in territorio tailandese da famiglie birmane, non vengono comunque riconosciuti.
IL PROGETTO:
Il progetto è presentato dall’associazione BMWEC (Burmese Migrant Workers’ Education Committee), nata nel 1999 con l’obiettivo di promuovere l’educazione e l’accoglienza per i bambini birmani sfuggiti dalle persecuzioni del loro Paese. È composta da emigrati birmani che hanno vissuto le stesse esperienze dei beneficiari e sono quindi in grado di comprendere la loro situazione.
La storia sulla nascita del progetto di Hsa Htoo Lei
Cercando di contenere le conseguenze del problema del fenomeno migratorio, un’insegnante Karen, Paw Rai, ora responsabile di progetto, ha creato e sviluppato un programma educativo avviando delle piccole scuolette primarie per poter offrire protezione e un’educazione di base ai tanti bambini.
La scuola di Hsa Htoo Lei nacque a questo scopo nel 1999. Paw Ray, con la collaborazione di CIDKP (Committee for Internally Displaced Karen People), costruì una boarding school per poter ospitare 25 bambini birmani sfuggiti da violenti attacchi che ebbero luogo in quell’anno. I bambini aumentarono velocemente negli anni a seguire e ora sono 200. Inizialmente scuola e dormitorio corrispondevano allo stesso edificio, poi, grazie anche alle donazioni di due organizzazioni internazionali, è stata acquistata della terra dove si è costruito il dormitorio\centro residenziale, e allo stesso tempo è stata anche ampliata la scuola di Hsa Htoo Lei.
Presso Hsa Htoo Lei i bambini studiano le materie che corrispondono al curriculum governativo Tailandese (matematica, inglese, scienze, geografia, storia, musica), e anche lingua e cultura birmana, perché si ritiene importante valorizzare le loro origini e la loro cultura di provenienza. Il ciclo della scuola comprende la scuola materna, la primaria e la secondaria.
La casa di accoglienza è una struttura immersa nel verde, con ampie camerate dove dormono separatamente ragazze e ragazzi. Ci sono aree comuni ben tenute e spaziose, dove i ragazzi socializzano e fanno anche lezioni di musica sotto la supervisione degli insegnanti. Le cene avvengono all’aperto e tutto attorno ci sono ampi spazi dove i ragazzi giocano a calcio, pallavolo o sport di squadra.
L'obiettivo è che i ragazzi non lascino la casa di accoglienza fino a che non abbiano terminato il ciclo di studi. Spesso finiscono la scuola secondaria con anni in ritardo rispetto alla media perché si tratta di bambini che hanno perso anni di scuola e arrivano anche analfabeti a un’età già grande. Una volta finito il ciclo di studi, si pensa a come poter inserire i ragazzi nel mondo del lavoro: corsi vocazionali insegnano le abilità utili per permettere loro di imparare una professione. Nella maggior parte dei casi i ragazzi sono inseriti in organizzazioni karen o nelle scuole per i rifugiati come insegnanti.
COSA FA “aiutare i bambini”:
“aiutare i bambini” delibera un contributo pari a 15.400 euro per coprire principalmente le spese legate al cibo dei 200 bambini che risiedono presso la boarding school (11.900 euro), e lo stipendio di 3 educatori che si occupano di supervisionare e curare i bambini (2.500 euro).
Il costo totale del progetto, pari a 44.000 Euro, è molto contenuto: la media spesa per bambino è di circa 220 Euro all’anno, e questo copre la sua cura e accoglienza sotto tutti gli aspetti. Il costo per un pasto al giorno è inferiore a 1 Euro. Il lavoro degli educatori è fondamentale e nonostante il numero ristretto, l’organizzazione è tale che permette di supervisionare i bambini, grazie anche a due volontari che non ricevono compenso e risiedono in una casa di fronte alla boarding school.
Per garantire accoglienza, cura ed educazione ai bambini orfani e immigrati di etnia Mon e Karen, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto
CONTROLLO E VALUTAZIONE DEL PROGETTO:
Il progetto è stato segnalato ed è periodicamente visitato dal Regional Manager di “aiutare i bambini”, Francesco Caruso ed è previsto l’invio di volontari della Fondazione in visita al progetto già da quest’estate.
La responsabile dei progetti Asia, Clelia Cazzaniga, ha riportato commenti positivi sia per la cura dei bambini che per l’importante lavoro svolto dall’organizzazione richiedente: “l’associazione BMWEC si è sviluppata nel corso degli anni e le prospettive future prevedono un ulteriore allargamento dei servizi per l’infanzia e l’adolescenza: è già in corso la costruzione di un centro vocazionale per i ragazzi che possa aiutarli nell’inserimento lavorativo. Al momento l’associazione gestisce circa 40 scuolette, finanziandone in totale 70, e oltre alla casa di accoglienza, ne sono state costruite altre due, piccoline in bambù, che ospitano in totale altri 50 bambini: queste due casette si trovano proprio a due passi dalle scuole e permettono così ai bambini che vivono nelle aree più remote di non dover percorrere km di strada tutti i giorni per poter andare a scuola. I progetti gestiti da BMWEC beneficiano molti bambini e sono efficaci: con pochissime risorse si copre tutto il ciclo delle scuole primarie, i bambini riescono così a ricevere un’istruzione, a giocare, socializzare e mangiare un pasto al giorno. Con i suoi progetti, BMWEC aiuta circa 8.000 bambini e lotta per far ottenere ai bambini Mon e Karen un’identità tailandese per poter essere trattati al pari di tutti”.
Giochi all'aperto
La casa di accoglienza è una struttura immersa nel verde
dove i bambini sono accolti e curati.
Un'abitazione

