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PALERMO: promozione della legalità partendo dai piccoli

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Alessandro Volpi, Resp. Progetti Italia per "aiutare i bambini", e Antonio Torresi, volontario di “aiutare i bambini”, si sono recati nel quartiere Z.E.N. di Palermo il 12 febbraio 2011 per visitare il progetto “Azione Baby sitting e parlarne con la responsabile, Maria Grazia Amato, e con il presidente dell’associazione.

Ci raccontano che “il progetto è situato nel quartiere Z.E.N., acronimo di Zona Espansione Nord. La definizione più schietta è: un quartiere di bidonville rivestito di finto cemento. Il clima è surreale, ti coglie il senso di abbandono misto a isolamento; non tanto rassegnazione, perché l’impressione che si ricava dagli occhi delle persone incontrate, è che, semplicemente, non vi sia un altrove.
Il linguaggio parlato è una lingua arcaica fatta di gestualità e simbolismi di una cultura protettiva e offensiva: i nomi dei clan mafiosi si sprecano in questo quartiere di Palermo.
Pensare che dentro le mura di un pezzo di edificio scolastico si realizzi un progetto che promuove il benessere dei bambini, fa riflettere.
Lo spazio gioco che noi sosteniamo è di fatto innanzitutto un’azione di benessere. Qui, più che altrove, lavorare sulla prima infanzia è davvero prevenzione".

L’intervento iniziale della Fondazione prevedeva il sostegno alle spese del personale e alla fornitura di tre condizionatori d’aria. La loro installazione è avvenuta nello scorso mese di dicembre 2010 e funzionano regolarmente. I rendiconti della gestione economica sono ordinati e precisi.

I bambini attualmente iscritti sono 20, di fatto costanti. Nel servizio operano due educatori e un’ausiliaria; i volontari in servizio civile, anche se hanno terminato il loro periodo, periodicamente continuano a sostenere il servizio e coprono venti ore la settimana.

Durante la visita si è verificata la documentazione, dalla quale emerge l’elaborazione di una scheda educativa per ogni bambino, un registro presenze dei volontari, documenti assicurativi e gestionali.

Tra i bambini accolti, tre sono segnalati al Tribunale, dopo un’indagine sociale sul nucleo familiare per la verifica delle capacità genitoriali.
Spesso in queste famiglie ci sono contemporanee criticità, che in genere vengono riscontrate nel ciclo di istruzione dei figli più grandi, dove è poi la scuola a segnalarle ai servizi sociali competenti. I tempi della segnalazione al comune sono in media di tre mesi, ma occorrono altri mesi per un intervento dei servizi sociali competenti, a volte più di due anni.  C’è un lavoro congiunto con altre associazioni dove ci sono interventi integrati sulla famiglia: loro intervengono sul minore, l’altra associazione sui genitori.
I papà si vedono poco, culturalmente poco propensi a frequentare certi servizi.

L’età media delle mamme che accedono al servizio è di trenta anni. Qui hanno mediamente quattro figli, ma il nucleo familiare è allargato ai parenti stretti, come nonne con seguito di altri nipoti; capita così che 12-13 persone vivano in una stessa casa di 70 mq, quando è grande! Sono comunque case spesso ben tenute internamente, anche se permangono situazioni di grande povertà. Le mamme chiedono lavoro, assistenza alimentare, assistenza psicologica.
Due di loro sono minorenni e inviano i loro figli di due anni d’età presso il centro. Il bambino più piccolo che lo frequenta ha 16 mesi. La nonna più giovane che porta il suo nipotino ha 38 anni.

Il progetto è radicato nel territorio ed è coerente con i bisogni, coinvolge un buon numero di famiglie e ha ottimi rapporti con le scuole e i servizi sociali. L’apertura è quotidiana e l’équipe stabile.  E’ un buon punto di riferimento per il territorio, soprattutto per la forte relazione instaurata con il plesso scolastico (scuola secondaria) dove è inserito.

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Alessandro Volpi in visita al centro

Alessandro Volpi in visita al centro

Il quartiere Zen

Il quartiere Zen