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MILANO: “Molo 26” è un approdo sicuro per i ragazzi!

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La coordinatrice del centro “Molo 26, Elisabetta D’Alfonso, ci informa su come ha preso forma l’avvio delle attività del progetto “Molo 26” nei mesi da ottobre a fine febbraio.
Come sempre per queste tipologie di progetti, la prima fase è stata la creazione dell’equipe di lavoro e la formazione degli operatori, attraverso la partecipazione a tre incontri specifici al progetto, e centrati sul tema della didattica ludica e della progettazione e conduzione di unità didattiche semplificate.

In seguito, la coordinatrice del progetto ha avviato i contatti con la referente per la dispersione della scuola per ottenere dai Consigli di classe indicazioni rispetto ai minori maggiormente adatti alla partecipazione al progetto. Sono stati avvicinati dieci consigli di classe e, in seguito, selezionati sei ai quali è stato presentato il progetto e fatta una breve relazione sulle caratteristiche specifiche dei singoli minori.

Con questi ultimi, gli operatori hanno realizzato colloqui individuali di presentazione del progetto. La strategia scelta per verificare la reale motivazione dei ragazzi alla partecipazione al progetto, è stata quella di demandare loro il compito di chiedere alla propria famiglia il permesso di far parte del gruppo.
A metà novembre si sono svolti i colloqui d’iscrizione con le famiglie. Dopo pochi giorni ha preso avvio in forma definitiva l’attività di doposcuola, con dodici ragazzi tutti frequentanti le classi terze della Scuola Media Statale Arcadia-Pertini. Sei maschi e sei femmine, provenienti sei dalla scuola di via Boifava e sei quella di via dell'Arcadia.
Il lunedì e il venerdì si svolgono le unità didattiche funzionali alla preparazione dell’esame di fine anno, mentre il mercoledì vengono svolti i compiti del giorno.

La valutazione dei risultati a metà percorso ha permesso agli operatori di raccogliere le impressioni dei ragazzi, delle loro famiglie in occasione dei colloqui individuali e del corpo insegnante tramite incontri mirati.
Dai ragazzi è emerso che:
• Il “Molo 26” è un luogo dove si sta bene e si viene volentieri.
• Grazie all’aiuto di “Molo 26” i ragazzi sono meno preoccupati per l’esame che li attende a fine anno scolastico.
• Se hanno un problema legato alla scuola, non hanno difficoltà a chiedere aiuto agli educatori e pensano che riceveranno aiuto.
• Spesso al doposcuola riescono a capire molto di più che durante le spiegazioni in orario scolastico.
• Al doposcuola si fa fatica.
• I ragazzi vorrebbero avere più spazio per giocare e divertirsi e meno compiti da svolgere.
Per i genitori invece, questa esperienza, pur se ancora all’inizio, ha portato a importanti considerazioni:
• Sono sollevati perché sanno che qualcuno aiuterà i loro figli a prepararsi per l’esame mentre loro per impegni lavorativi, famigliari o mancanza di competenza non sono in grado di farlo.
• Sono rassicurati dal fatto che i ragazzi siano in un ambiente sicuro e protetto, poiché il quartiere non lo è.
• Vorrebbero che il dopo scuola fosse aperto tutti i giorni e con orari più estesi.
• Hanno apprezzato la possibilità di avere chiarimenti sul funzionamento della scuola superiore.

Anche gli incontri con il corpo docente hanno fornito utili indicazioni per il prosieguo del lavoro. Infatti, anche per loro il lavoro svolto da “Molo 26”, evidenzia la buona linea intrapresa. Dicono infatti che il progetto è essenziale per dare ad alcuni ragazzi l’attenzione individualizzata di cui hanno bisogno e che la scuola non riesce a garantire.

Il progetto “Molo 26” si sta dimostrando un vero “approdo” per i ragazzi e le famiglie interessate dal progetto. Il lavoro di rete della Coop. Zero5 inizia a dare i frutti sperati, diventando importante riferimento per tutta la zona 5 di Milano.

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