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CATANIA: un cammino insieme per socializzare

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Il progetto “Spazi Solidali”, avviato a marzo 2010 grazie al sostegno di “aiutare i bambini”, è giunto alla sua conclusione. Durante l’anno sono stati messi in atto tutta una serie d’interventi a favore di dieci bambini di età compresa fra gli otto e i tredici anni, come previsto dal progetto e presi in carico dal servizio di neuropsichiatria infantile dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania, con marcato disagio psico-sociale e disturbi dell’apprendimento.

Tramite una diffusa corresponsabilità che chiamasse in causa tutti i livelli di rapporti personali ed extra-personali dei ragazzi, è stato possibile raggiungere l’obiettivo progettuale, di potenziare cioè l’intervento sociale nei loro confronti al fine di poter rispondere in maniera più adeguata ai loro bisogni.
Grazie all’attivazione dei laboratori motivazionali gli operatori hanno potuto individuare per ciascun minore il livello di partenza rispetto a determinate problematiche, quali il riconoscimento dei ruoli e il rispetto delle regole, le competenze personali e la capacità di entrare in relazione con adulti e coetanei.
Sulla scorta di questi dati, l’equipe integrata (educatori, psicologa, assistenti sociali, operatori della Neuropsichiatria infantile) ha redatto i progetti educativi/riabilitativi personalizzati, tenendo conto delle caratteristiche e dei bisogni di ciascun ragazzo.
E’ stata data particolare attenzione alla loro situazione familiare, al rapporto con i pari e le relazioni con gli altri.

Le attività previste dal progetto sono state realizzate all’interno del Centro di aggregazione giovanile “Il Crogiolo”, gestito dalla Cooperativa Prospettiva. Questo ha permesso ai minori presi in carico di integrarsi con i circa 50 ragazzi del quartiere e frequentanti quotidianamente il centro, evitando così possibili forme di ghettizzazione e marginalizzazione, rendendo possibile la partecipazione di alcuni di loro allo spettacolo teatrale tenutosi in occasione della festa dell’estate 2010 e alla preparazione delle scenografie in quello natalizio.
I frequenti contatti con gli insegnanti delle scuole, in particolar modo con quelli di sostegno, hanno permesso di concordare programmi e tipologia d’interventi “ad hoc”. A questo proposito, di grande utilità è stato il laboratorio multimediale a supporto delle attività didattiche proposte dagli operatori.
Le singole storie dei ragazzi evidenziano ancora una volta come non esiste il “servizio migliore”, quanto piuttosto la migliore capacità di una rete territoriale di proporre servizi differenziati e percorsi educativi complessi.

L’aggancio delle famiglie dei bambini inseriti è stato possibile grazie alle attività dei laboratori previste il venerdì pomeriggio. Dopo qualche diffidenza iniziale anche i genitori più restii hanno cominciato a frequentare i laboratori sperimentando positivamente il confronto con altre famiglie e condividendo le problematiche dei propri figli. Questa nuova consapevolezza ha portato ad un riavvicinamento ai servizi del territorio (Neuropsichiatria infantile e Servizi Sociali) che segnalano una maggiore responsabilizzazione delle famiglie.
L’incontro tra le famiglie ha avuto anche una positiva ricaduta in termini di socializzazione: un gruppo di mamme, avendo acquisito buone competenze in merito alla lavorazione della ceramica, ha deciso di costituirsi in associazione in modo da poter proseguire autonomamente nella produzione artigianale!
Le numerose richieste d’inserimento di utenti con problematiche psico-sociali, alle quali la Coop. Prospettiva non riesce a rispondere positivamente stanti le attuali risorse, mettono in risalto il crescente bisogno d’interventi che favoriscano l’integrazione di questi ragazzi in contesti informali e che prevedono un lavoro di rete fra operatori pubblici e privati. La speranza è che questo progetto possa divenire un’esperienza pilota in grado di suggerire servizi analoghi in diversi centri aggregativi della città, in un’ottica educativa che favorisca il riconoscimento delle differenze come occasione di reciprocità.



Il centro

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