GHANA: i bambini di Ayenya ricevono cibo e cure
Il progetto “Tutela dell’infanzia e dei diritti dei minori” è gestito da Orphanaid Africa, organizzazione no-profit che opera in Ghana dal 2003 realizzando progetti di assistenza, istruzione e sviluppo a favore dei bambini.“aiutare i bambini” co-finanzia il progetto con un contributo pari a Euro 15.000 che OrphanAid Africa utilizza per l’attività “Supporto finanziario alle famiglie per garantire condizioni di vita adeguate ai bambini”, fondamentale perché queste ultime abbiano le risorse per crescere i loro figli.
La controparte Orphanaid ci ha inviato il report di aggiornamento sull’implementazione del progetto nei mesi maggio-agosto 2011.
In questo periodo sono state svolte molte attività a sostegno dei bambini di Ayenya e delle loro famiglie, alle quali si sono voluti garantire delle condizioni di vita adeguate e l’accesso ai beni di prima necessità. Ogni mese, gli assistenti sociali hanno monitorato il welfare dei bambini coinvolti nel programma, sia per quanto riguarda il loro stato di salute che l’andamento scolastico. I bambini individuati come particolarmente vulnerabili hanno cominciato un percorso individuale con uno psicologo. La storia del piccolo Nana – un bimbo che ha riportato ustioni molto profonde in un incidente che ha anche provocato la morte del padre - è emblematica. Nana è stato recentemente operato ed è settimanalmente controllato dal medico; ora riesce a indossare le scarpe, ha iniziato a frequentare la scuola e migliora di giorno in giorno.
I bambini sono stati coinvolti in attività ricreative pensate per stimolarli e favorirne l’integrazione reciproca. In particolare, i bambini sono rimasti felici dello spettacolo di magia organizzato in collaborazione con la Fondazione Abracadabra dell’Ambasciata spagnola in Ghana e, inoltre, hanno partecipato con entusiasmo alle attività sportive, disposte per tenerli impegnati e uniti durante le vacanze estive.
Le famiglie sono state coinvolte tramite incontri mensili, a cui hanno preso parte, in prevalenza, donne single. Gli incontri sono volti a sensibilizzarle e formarle su tematiche fondamentali per la crescita dei bambini e per migliorare le loro condizioni di vita, prevedendo le malattie e diffondendo le norme igienico-sanitarie di base. Tra gli ultimi argomenti trattati vi sono l’importanza del gioco nello sviluppo del bambino, l’autostima del bambino, la prevenzione e cura del colera – in relazione alla recente epidemia in Ghana.
Coerentemente con l’obiettivo generale del Family Support Service (FSS) di tutelare i bambini e i loro diritti – primo fra tutti il diritto a vivere in famiglia – nel periodo di riferimento sono stati raggiunti diversi importanti risultati. I bambini hanno vissuto e continueranno a vivere in contesti familiari in cui sono amati e protetti. Quelli più vulnerabili hanno cominciato un percorso individuale con uno psicologo. Le famiglie, infine, sono state sensibilizzate su temi fondamentali per la crescita complessiva dei loro bambini.
Del progetto FSS beneficiano in tutto 161 bambini – 84 femmine e 77 maschi, di cui 140 sono inseriti nella loro famiglia di origine e 21 nelle famiglie affidatarie individuate da Orphanaid Africa. Tra maggio e agosto 2011, sono 86 i bambini che hanno beneficiato direttamente del contributo della Fondazione e, indirettamente, anche le loro famiglie.
Orphanaid Africa ha anche proposto alla Fondazione l’avvio di un’adozione a distanza per 50 bambini e la volontaria Roberta Borsari, che aveva già visitato il progetto l’anno scorso, è tornata in Ghana nell’agosto 2011 e ha avuto modo di conoscere molti di questi bambini e le loro famiglie, che sono stati scelti come possibili beneficiari in base alla gravità della loto condizione. L’idea è di sostenere 50 bambini dai 3 ai 18 anni, cioè fino a quando, una volta raggiunta la maggiore età, questi siano istruiti e autonomi e abbiano sviluppato un’abilità in base al loro talento. Molti di questi vivono al Foster Family Center, ma la maggior parte sta altrove. Roberta ha quindi visitato molte di queste famiglie dislocate nei dintorni della capitale Accra, anche quelle nelle zone più sperdute. Afferma: “Mi rendo conto della complessità del lavoro di Orphanaid Africa e di quanto sia ampio il suo spazio di intervento; questo vuol dire che i bambini sostenuti sono tanti e tante sono quindi le singole situazione che Orphanaid Africa deve valutare e monitorare”. Già l’anno scorso, Roberta aveva conosciuto alcune delle famiglie e, al suo ritorno, ne ha trovato i bimbi decisamente cresciuti, in buone condizioni di salute e seguiti nelle loro faccende quotidiane.
Roberta ha anche potuto constatare l’importante lavoro degli assistenti sociali, con particolare riferimento a ciò che fanno per i bambini sieropositivi. Nelle sue parole: “Sono loro che si accollano il peso della malattia, combattendone i sintomi e i possibili rischi e valutando le scelte migliori da prendere per proteggere il bambino da un ‘male’ che non può combattere da solo, ma che fin da piccolo deve imparare a conoscere”. Tra le attività promosse come stimolo per i bambini, lo sport ha un ruolo importantissimo. Orphanaid Africa ha un istruttore sportivo come membro dello staff, che lavora regolarmente al villaggio di Ayenya 8 ore al giorno. I bambini vengono incoraggiati a fare sport non solo per il loro benessere fisico, ma anche per il significato che esso ha dal punto di vista della condivisione delle regole e dei valori.
Durante il weekend, la nostra volontaria è stata al Foster Family Center per giocare con i bambini o passare semplicemente molto tempo insieme a loro, facendo passeggiate e andando a tifare la squadra di calcio di Ayenya in una partita contro un altro villaggio. Roberta ha portato tanti giochi, come macchinine, puzzle e palloncini, e ha pure organizzato attività creative, come disegnare, usare la plastilina e intrecciare degli scoobydoo.
“Imprimo nella mia memoria questi momenti, come ogni momento in cui mi è stato concesso di entrare come ospite nella casa di ognuno dei beneficiari di questo progetto, di guardare negli occhi profondi i bambini e di sentirmi per un attimo parte del loro mondo e della loro quotidianità. D’ora in avanti, saprò che per questi bambini c’è un obiettivo importante da portare avanti e sono contenta che un piccolo pezzetto di questo progetto porti anche il mio nome”.
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La volontaria Roberta Borsari
Incontri con famiglie

