PERU’: il dopo terremoto
Mercoledì 15 agosto 2007 due lunghe scosse di terremoto, rispettivamente di magnitudo 7,9 e 7,5 della scala Richter, hanno seminato morte e terrore in Perù: sono 519 le vittime accertate e 1.300 i feriti. Di fronte alle conseguenze descritte, ASPEM propone una seconda tappa dell'intervento di emergenza che da una parte possa ridurre i danni fisici, e dall'altra promuova il processo di normalizzazione della vita quotidiana. Questa seconda tappa si focalizza sulla dotazione alla popolazione delle strategie più adeguate per affrontare le conseguenze materiali e psico-sociali del terremoto. Tale intervento interessa la popolazione più vulnerabile in caso di disastro naturale, i bambini e le bambine, che sono il gruppo che manca di quegli strumenti necessari a resistere e affrontare una situazione tanto difficile, anche per il parallelo tracollo del loro sistema di sostegno (famiglia, principalmente, scuola e adulti).Daniele Ingratoci Scorciapino, responsabile ASPEM a Tambo de Mora, ci ha inviato una relazione dopo la prima fase del progetto.
Le attività:
Laboratori ludico-ricreativi ed emozionali per diminuzione dello stress, ottenere un maggior benessere fisico, aumentare la conoscenza personale.
A novembre sono state erette 5 grandi tende, ribattezzate dai bambini di Tambo de Mora, "Il grande circo", in zone strategiche della città, Cruz Verde, Plaza Grau, Nuevo Amanecer, Vilma Leòn e San Luis, in modo da accogliere più bambini. Con il loro impianto, dotate di giocattoli, giochi di società, attrezzature sportive e libri, secondo le diverse età, di materiale creativo, colla plastilina, cartone, forbici, etc. sono iniziate le attività con i sottogruppi di bambini, 2/ 6 anni e 7 / 13 anni.
La disperazione e la precarietà avrebbero potuto generare disordini o furti. Si è sensibilizzata la comunità sul diritto dell'infanzia di disporre di spazi per giocare anche in un contesto tanto difficile. Avendo compreso che è inutile lavorare con i bambini senza incidere sulla serenità dei genitori, questi sono stati coinvolti nei giochi. Negli incontri successivi hanno espresso il loro apprezzamento per aver avuto la possibilità di recuperare un rapporto con i figli che, tra una preoccupazione e l'altra, avanzava a "singhiozzo".
Attività rivolte alla comunità
Con i bambini si è affrontata l'educazione alla salute quotidiana in un contesto di riorganizzazione abitativa e sociale, tema importante per evitare malattie e contagi dovuti alle cattive condizioni igieniche in cui vivono, alla scarsità di acqua e alla promiscuità.
Si è cercato di favorirne la presa di coscienza facendo osservare il peggioramento della città dovuto all'accumulo di rifiuti e di macerie per le strade.
Identificazione di locali per il recupero scolastico e le attività di sostegno scolastico
Con le scuole chiuse era necessario garantire ai bambini l'attività scolastica.
In 5 grandi tende, situate in punti strategici, sono state tenute lezioni di grammatica e matematica ai bambini divisi in gruppi di età.
E' bello segnalare che molti hanno mostrato una predilezione per le discipline matematiche e si divertivano facendo calcoli, in particolare quelli di Canchamanà, una comunità isolata di allevatori serrani.
Casi sociali più critici
In sinergia con il settore municipale di Salute e il medico dell'équipe di riferimento, dottor Vitali, si sono identificati e inviati agli organi competenti i casi urgenti o critici.
Si è curata particolarmente la formazione del personale locale, che ha lavorato e con un pool di psicologi e educatori su tecniche, significato e dinamiche comunicative e con esperti dell'Università Cattolica di Lima, e con il personale dei centri di salute, per migliorare le proprie conoscenze nell'assistere casi di traumi gravi, che possono somatizzare quadri clinici seri per prevenire comportamenti anomali e squilibri mentali. Sono stati identificati malessere, problemi respiratori, della pelle, comportamenti depressivi, apatia e anche casi di febbre tifoidea e epatite A. Il personale deve lavorare con le famiglie per ovviare a dinamiche interne che, in occasione di un forte trauma, possono spingere la famiglia a trovare nei bambini "capri espiatori".
Prese in esame le cattive condizioni igieniche, molto diffuse tra le famiglie più disagiate, sono stati distribuiti viveri, materassi e coperte per rendere le tende più confortevoli e funzionali. E' stata esaurita la richiesta dei circa 3500 senza tetto di Tambo deMora, grazie alla sinergia con gli aiuti provenienti da altre istituzioni e possiamo dire che in questo momento, le necessità di base della popolazione sono soddisfatte.
Rifornimento di alimenti e vestiti
I bambini hanno ricevuto alimentazione, con i più piccoli (2 - 6 anni) si è agito in concerto con le associazioni di base locali: Vaso de leche e comedores, collaborazione che ha permesso di soddisfare i bisogni alimentari di un più elevato numero di bambini. A novembre sono stati distribuiti alimenti integrativi per la colazione: latte, riso, marmellata, succhi di frutta e altri la cui scarsità stava generando seri problemi alle famiglie indigenti.
Si è promosso il volontariato locale, espressione della cittadinanza attiva, che ha sostenuto l'animazione, attività alla quale. hanno partecipato alcuni Caschi Bianchi inviati da ASPEm, in sintonia con il personale e con i volontari locali.
Conclusa la fase grazie al contributo di "aiutare i bambini", l'azione futura si concentrerà sul sostegno sanitario, distribuzione di medicinali e riorganizzazione di un sistema di assistenza soprattutto ai bambini, in cui personale medico del progetto collaborerà con quello locale, vista anche la gravità dei recenti casi di tifo ed epatite A.
Si sono organizzati Laboratori ludico-ricreativi ed emozionali
scuole d'emergenza
e fornito alimenti e vestiti per i più bisognosi d'aiuto.

