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ITALIA: l’equipe del Prof Vanini in Romania, Albania, Ucraina

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Obiettivo del progetto è curare i bambini affetti da cardiopatie in paesi dove le strutture sanitarie non sono in grado di rispondere a questi bisogni. L'Associazione "The Heart of Children" coordinata dal Prof. Vittorio Vanini, medico chirurgo, ha già effettuato diverse missioni in alcuni ospedali delle principali città della Romania, Ucraina, Marocco, Kenya, Uzbechistan, Albania, etc., ogni missione ha la durata di 10 giorni, si effettuano circa 10/15 interventi, vengono visitati circa 80 bambini e si svolgono attività di formazione per medici ed infermieri. Da giugno a dicembre 2007, sono state effettuate 6 missioni tra Romania, Ucraina, Marocco, Albania, Uzbekistan.

Il Professor Vanini ci ha inviato i racconti del lavoro svolto durante le missioni effettuate da lui e dalla sua equipe, finanziate dal contributo di "aiutare i bambini":

"Missione in Romania, Cluj 25/2 4/3
Sono stati operati 7 bambini ed effettuate delle visite di controllo per circa 20 bambini che erano stati precedentemente operati o che sono in attesa di intervento. Per l'assenza del cardiologo non sono state effettuate visite ed esami cardiologici, ma il reparto di riferimento in loco è abbastanza buono può supplire al fabbisogno.
Su iniziativa dell'associazione locale, Inima Copiilor, affiliata alla nostra, sono stati acquistati nuovi macchinari da usare nella cardiochirurgia pediatrica di questo reparto. Verranno inaugurati nella prossima missione dove sarà possibile far crescere il team e renderlo capace di rispondere ai bisogni dei bambini cardiopatici della regione.
Non è un momento facile: chi ha a cuore la chirurgia pediatrica vede con dispiacere che la chirurgia dell'adulto, più semplice e redditizia le toglie spazio, inoltre è indispensabile poter fare affidamento su una equipe dedicata solo ai bambini per raggiungere e conservare le necessarie sensibilità e esperienza nel campo.

Missione in Albania, Tirana 18/25 2007
Sono stati operati 5 bambini. Il cardiologo ha eseguito un intervento di cardiologia interventistica e ha visitato 15 bambini.

Missione in Ucraina, Donetsk 9/19 luglio 2007
La terza missione è stata organizzata dal team di ''the Heart of Children" a Donetsk presso l'Istituto "V.K.Gusak", diretto dal prof. Vladislav Gryn.
I bambini operati sono stati ben 6 e ne sono stati visitati 100 con sospetta cardiopatia.
E' la prima volta che l'associazione opera in questo ospedale; il responsabile il dr Igor Mokryk è un giovane chirurgo che dopo la laurea ha conseguito il Master all'International Heart School di Bergamo. Dietro una sua richiesta di appoggio a rilanciare il centro dei bambini che da troppi anni viene marginalizzato, si è deciso di affrontare questa nuova esperienza spinti dalla consapevolezza delle grandi necessità dell' area di Donetsk. Nell'Ucraina orientale ogni anno circa 350 bambini sono destinati a morire entro il primo anno di vita per cardiopatia congenita e mancanza di cure.
La missione è stata preceduta da un viaggio organizzativo del dr Martinelli e da un seminario rivolto ai pediatri e ai cardiologi della zona, per sensibilizzarli sulle cardiopatie nei bambini. La nostra associazione ha inviato il dr Pierantonio Furfori (membro attivo dei nostri team) e il dr Giovanni Calza, intensivologo dell'Ospedale Gaslini di Genova
L'accoglienza è stata ottima, come pure la collaborazione, base indispensabile per un ulteriore sviluppo del centro.

In ogni missione il team ha visitato e operato molti bambini, li ha assistiti nel postoperatorio insieme ai medici locali ai quali ha cercato di trasmettere le proprie competenze. E' stato al fianco dei medici locali negli interventi, nella cura dei degenti in reparto e in terapia intensiva. Ci sono stati incontri di formazione dove sono stati ripresi i casi operati e da operare e sono state tenute delle lezioni dai componenti dal team di "The heart of children". Ogni volta è stato portato materiale sanitario utile per le cure e per gli interventi e/o apparecchi che poi sono state lasciati sul posto in dotazione all'ospedale.
I membri del team ritengono che gli obiettivi siano stati raggiunti, soprattutto perché è stato possibile aiutare tanti bambini e tornando negli stessi ospedali, è si sono verificati i miglioramenti ottenuti ed un grande coinvolgimento da parte dei medici locali."

Al ritorno da Donetsk Simone Mosti, infermiere di terapia intensiva, ci ha inviato questa sua testimonianza:

"La pista di asfalto dell'aeroporto è rovente, il caldo aumenta quel senso di disorientamento che ti prende ogni volta che arrivi in un paese nuovo. Gli interrogativi che ti poni da tempo si coagulano e si trasformano in un misto di curiosità ed ansia.
Veniamo accolti dai soliti poliziotti sospettosi e - come spesso accade - si perde un bagaglio, quello di Roxana, l'infermiera di sala operatoria che affronta questa esperienza, per la prima volta. Oltre la dogana, troviamo ad attenderci tre medici, due molto giovani. Igor, ad esempio, ha studiato all'International Heart School, a Bergamo e a Massa, conosce bene l'italiano, ha solo 33 anni ma è già il responsabile della cardiochirurgia infantile, lo scopriremo valido e motivato, un buon leader per la squadra ucraina che si sta formando.
L'ospedale, eredità sovietica, è come te lo immagini, vecchio e poco funzionale, ma si sta lavorando per migliorarlo, molti reparti sono ristrutturati ed i cantieri vanno avanti.
Il corridoio dell'improvvisato ambulatorio cardiologico pullula di bambini e genitori, che aspettano da ore e che hanno fatto un viaggio - per molti lungo e disagevole - alla ricerca di una nuova speranza. Non possiamo farli aspettare, Matteo, il nostro cardiologo dal grande cuore, accende l' ecografo portatile ed apre una borsa di giocattoli, tutto è pronto per dare inizio alle visite. Il giorno seguente si parte con il primo intervento, la sala operatoria è dignitosa, ci lavorano persone attive e motivate, il nostro arrivo desta curiosità e quel poco di diffidenza che, al solito, si trasformerà in cordialità nel giro di alcune ore. Rispetto alle tecnologie, come spesso accade, possiamo notare la presenza di apparecchiature moderne e residui della cortina di ferro, però tutto funziona, anche se i tempi si dilatano per problemi che da noi sarebbero inesistenti. La terapia intensiva, il mio habitat naturale, è scarna e sprovvista di molti presidi ma quel poco di cui dispone è in efficienza.
I primi due giorni passano tra interventi in sala operatoria e in emodinamica.
La sorpresa è giovedì: entrando in terapia intensiva troviamo tutto il lavoro fatto! Gli schemi che abbiamo lasciato e l'esperienza dei giorni precedenti sono serviti. C'è ancora qualcosa da correggere, qualche particolare da rivedere ma non avremmo potuto immaginare un risultato migliore, in così poco tempo. Gli interventi proseguono, ognuno fa ciò che deve. Come sempre, il vero problema - all'inizio - è far capire che intervenire su di un bambino non è come lavorare con un piccolo adulto, né dal punto di vista tecnico, né organizzativo, né emozionale. Formare un team affiatato è più difficile che insegnare nuove tecniche. Fortunatamente - anche se lavoriamo insieme solo per brevi periodi - noi siamo un team e questo gli amici ucraini lo capiscono, anche un po' stupiti del continuo scambio di idee e dalla rispettosa informalità dei rapporti. Roxana si dà da fare in sala operatoria con l'instancabile dottor Vanini, io mi occupo dell'assistenza in terapia intensiva e di organizzare le poche risorse di cui disponiamo. Adesso si tratta di mettere in pratica i buoni propositi attraverso una paziente e diplomatica opera di formazione, smontare rugginose sovrastrutture mentali può essere più difficoltoso che costruire nuovi ospedali, ma con il tempo, la costanza e la buona volontà di tutti ce la faremo.
E' ora di andare, un'ultima visita ai pazienti, che nel frattempo sono stati tutti trasferiti in degenza, qualche foto, qualche lacrima e siamo pronti.
I piccoli stanno bene, e sorridono, ci abbracciano, esprimono il loro affetto con una spontaneità di cui solo i bambini sono capaci e posso assicurare che questo è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Ogni volta ringrazio chi ha voluto che fossi in quei luoghi, con quelle persone.
"

Simone Mosti

"The Heart of Children" è una giovane Associazione Onlus nata nel 2004 con l'obiettivo di aiutare bambini dal cuore malato nati in Paesi poveri, che non ricevono cure adeguate.

"The Heart of Children" è una giovane Associazione Onlus nata nel 2004 con l'obiettivo di aiutare bambini dal cuore malato nati in Paesi poveri, che non ricevono cure adeguate.

Il Prof. Vittorio Vanini, medico chirurgo, coordinatore di tutta l'attività dell'Associazione "The Heart of Children" è sempre presente in ogni missione: ci invia periodicamente relazioni e materiale fotografico relativo ad ogni missione.

Il Prof. Vittorio Vanini, medico chirurgo, coordinatore di tutta l'attività dell'Associazione "The Heart of Children" è sempre presente in ogni missione: ci invia periodicamente relazioni e materiale fotografico relativo ad ogni missione.

Sono stati operati già molti bambini...

Sono stati operati già molti bambini...

ma sono ancora tanti quelli in attesa di aiuto. Aiutaci anche tu!

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