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PERU’: musica e ballo per “guarire” dal terremoto

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Un quotidiano di Lima informa su un nostro progetto

Abbiamo trovato on line, a sorpresa, il resoconto su un nostro progetto in Perù . L'ha pubblicato il quotidiano peruviano "La Repùblica" che ha mandato a Chincha una sua giornalista per riferire di una particolare terapia per i bambini contro il trauma del terremoto del 15 agosto scorso. Musica e ballo, ripescati oltretutto dalla tradizione degli schiavi neri. A parte i muri e le attività normali, ci si era accorti che bisognava ricostruire qualcos'altro: la serenità dei più piccoli. Ancora mesi dopo il sisma molti bimbi volevano sempre dormire con la luce accesa, o stavano appiccicati ai genitori, o sussultavano per un nonnulla, qualcuno aveva preso a balbettare. Allora che fare? Ed ecco il progetto messo a punto dalla ASPEm (Associazione solidarietà paesi emergenti), ong italiana "specializzata" sul Sud America e in particolare sul Perù, che si era presentata a Chincha, nel distretto di Tambo de Mora, già due giorni dopo il sisma con i primi soccorsi umanitari: materassi, cibo, tende. Il suo intervento è continuato col sostegno di "aiutare i bambini", come riferisce il quotidiano peruviano on line..
Prima si è attuato un piano per il recupero scolastico, poi ci si è concentrati sulle vacanze estive che là, ai nostri antipodi, vanno da dicembre a marzo. Bambini e adolescenti, circa 150, sono stati coinvolti per ricostruire un antico strumento musicale, il "cajòn" (alla lettera vorrebbe dire "scatolone"), che si suona come un tamburo. I ragazzini ne hanno fabbricati diversi e hanno imparato a suonarli, battendoli con le mani. Quale musica? Quella piena di ritmo della tradizione afro-peruviana. E insieme alle decine di piccole mani di quanti si alternavano sul cajòn, si sono scatenati i piedi e le braccia di tutti gli altri. Balli, musica, allegria, coinvolgimento sia fisico che psicologico hanno ha finito per giovare moltissimo a più piccoli come ai più grandi.
Il successo di questa speciale terapia è stato riferito alla giornalista de "La Repùblica" dai genitori, soprattutto le madri: "Il mio bambino finalmente non trema più", "Mio figlio ora parla normale, quasi tartagliava, prima", "Di notte non ci sono più problemi".
Gli esperti locali e gli psicologi sottolineano che questo programma ha un altro impatto positivo: "Reuperare il cajòn e il ballo afroperuviano equivale a rivalutare la propria identità, sapere da dove veniamo. Anche questo costituisce un rafforzamento emotivo notevole".

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