Roberto, volontario tra i bambini delle Filippine, ci racconta il suo diario di viaggio
| "aiutare i bambini" sostiene e ha sostenuto diversi progetti nelle Filippine. Tra questi in particolare ci sono due progetti di adozione a distanza a favore di bambini poveri ed emarginati a Calabanga e a Quezon City. Recentemente tre nostri volontari, Roberto, Giorgio e Monica, hanno avuto la possibilità di andare a visitare per noi questi progetti e di conoscere personalmente i bambini adottati a distanza. Questa la loro testimonianza, riportata dalle parole di Roberto: «11 gennaio 2006 Manila, Filippine Ci siamo. Passiamo la dogana e dopo un breve smarrimento troviamo le suore che ci aspettavano: baci, abbracci e sorrisi. Suor Daisy alla guida di una jeep ci guida fino alla missione. Sono le 17 e i bimbi stanno uscendo dalla scuola: corrono, ridono, giocano. Per ora li vediamo solo da lontano. 13 gennaio 2006 La realtà non è mai come la si immagina. Il quartiere dove sorge la scuola delle suore carmelitane sfiora livelli di povertà estremi, inimmaginabili. Non abbiamo ancora incontrato i bambini per non distrarli dato che hanno gli esami scolastici, ma nel frattempo abbiamo visitato le loro case. Non si trovano parole per descrivere questa povertà. Così come non si trova del cibo nella minuscola stanza dove di solito vivono 12 fratelli spesso con un solo genitore. La casa è solo una piccola stanza, senza bagno né cucina: i bisogni li fanno sulla strada dove passa la fogna a cielo aperto. Però... ci sono i sorrisi dei mille bambini che sbucano da ogni angolo e ci fanno vedere questa realtà con un batticuore paragonabile a un attimo di spensieratezza genuina. 15 gennaio 2006 Ma quanti sono? Monica è già in mezzo a una marea di bimbi, non si fa problemi con la lingua e dopo pochi istanti é affogata da una valanga di coccole dei tanti bimbi dal cuore infinitamente innocente. Allora ci buttiamo anche Giorgio ed io: un'altra valanga di coccole arriva all'improvviso. I bimbi giocano e ci coinvolgono. Indosso il naso rosso da clown e ridiamo insieme. Ma come fanno a essere così sereni? Proprio ieri abbiamo visitato le loro case, una povertà disarmante ma forse con una via d'uscita: Sister Annie e la Fondazione che ha dato il suo contributo. Per qualcuno di loro la parola 'futuro' ha ragione di esistere. I nostri cuori battono forte per la gioia dell'emozione appena vissuta. Monica non trattiene una lacrima. 18 gennaio 2006 Oggi i bambini hanno preparato una piccola recita, solo per noi. Da ogni angolo si intravedono gli occhi a mandorla e dopo una prima lettura di un bimbo paffuto, le maestre danno il via allo spettacolo. I bambini ballando coi loro vestiti tradizionali ci deliziano. Alla fine, un bimbo minuto ha prende parola per ringraziare la Fondazione 'aiutare i bambini' e noi in qualità di suoi rappresentanti. Parole molto belle e lacrime di Monica. Passata l'emozione riprendiamo a giocare. Monica balla, io faccio fare le capriole ai bambini, Giorgio forma un trenino. I bimbi sorpresi da tanta euforia si lasciano andare a schiamazzi di gioia e gaiezza. E noi restituiamo solo un po' delle coccole ricevute il giorno prima. Troppo poche per tutti quei bambini alla ricerca d'affetto. E' tardi e nella mia mente rimbalza l'immagine della piccola, ma proprio piccola, Mary Rose. 19 gennaio 2006 Mary Rose: un cucciolo di bimba, cinque anni ma non ne dimostra più di tre. Lei ti guarda da lontano, scappa via poi ritorna ridendo. Ride sempre. E' difficile credere che una bimba tanto esile, malnutrita, orfana di padre, con una madre assente, abitante in una minuscola stanza nella baraccopoli di un quartiere dimenticato da tutti, con 11 fratelli e sorelle abbia dipinto nel volto un sorriso così solare. Monica vorrebbe portarsela via, io la riempio d'affetto facendola giocare. Giorgio ha paura a prenderla in braccio temendo di farle male tanto é piccola e gracile. Mary Rose non parla l'inglese. Lei ti guarda, ti dice qualcosa in tagallo e ride: ha il dono di trasmetterti l'attimo di felicità. Sono passati un paio di giorni e Mary Rose non si è vista in giro. Poi é ricomparsa, ridendo. Ha una bandana in testa perché l'hanno rasata a zero a causa di pidocchi e eczemi sulla pelle e ha vergogna di farsi vedere così. Ma ride. I giorni passano veloci e velocemente è cresciuto l'affetto di tutti i bambini della scuola nei nostri confronti. Ogni giorno dopo scuola giochiamo, cantiamo e balliamo insieme. La domenica li portiamo al parco, all'aria pulita. Un momento di fuga dalla realtà quotidiana. Un momento magico che però svanisce in fretta. Piove. Non sapete quanto piove. No, ancora di più. Nella baraccopoli i vicoli di terra si trasformano in paludi di fango. L'acqua si infiltra ovunque. Trovare un angolo asciutto nelle baracche è un'impresa impossibile. E nelle baracche ci vivono in tanti. Troppi. E' notte. Io sono in un letto asciutto ma i miei pensieri sono là insieme a quei bimbi. Un vortice. Qui la giornata di un bambino inizia con lo scopo di racimolare qualche soldo per comperare la colla. Qualche furto, il lavoro di liberare le fognature otturate dalle continue piogge o quando va bene l'elemosina. Questo solo per comperare della colla! Ma cosa avranno di così importante da attaccare? Niente. Come la loro vita. La colla la sniffano ed ecco che inizia il vortice. Tutto gira, tutto compare e scompare. Sniffano ogni 30 secondi. La mente brucia e i pensieri scompaiono. Scompare anche il senso di fame e le emozioni si annullano. Ecco gli street children. Bambini soli, abbandonati da tutti che si stordiscono per rendere la morte un inconscio passaggio verso la fine del dolore. Ed ecco Kuya. Kuya significa 'fratello maggiore' ed è anche il nome di un'associazione che aiuta questi bambini. Qualcuno ce la fa a uscire dal vortice e a ritrovare un sorriso. "aiutare i bambini supporta Kuya" 25 febbraio 2006 Ecco il giorno della partenza. Ore indimenticabili trascorse in mezzo alla strada nel cuore di una delle tante baraccopoli di Manila, che per me è diventata un punto fermo dove conosco tanti abitanti e un'infinità di bimbi. Provo tristezza e felicità, vorrei rimanere qui, circondato dai bambini, ma la ragione mi indica di partire. Solo due domande occupano ora la mia mente. Perché? È giusto tutto ciò? Questa esperienza vivrà sempre in me poiché mi ha regalato l'impensabile bellezza del significato della felicità.» |
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Giorgio con i bambini delle Filippine
Un'immagine di Monica mentre gioca con i bambini
Un'altra immagine allegra di Giorgio






