Testimonianza di Davide Ferrante, volontario di “aiutare i bambini” a Lima, in Perù
Il nostro intervento"aiutare i bambini" partecipa a Lima al sostegno di un centro per bambini lavoratori. Oggi ci ha scritto Davide Ferrante, nostro volontario a Lima, per aggiornarci sulla situazione dei bambini coinvolti nel nostro progetto e sull'andamento del progetto stesso.
Questa la sua testimonianza
"Sono passati solo dieci giorni dal mio arrivo a Lima, eppure mi sembra di stare qui da molto più tempo. Nonostante questa strana sensazione il mio primo giorno alla scuola Nassae lo ricordo bene. Più che gli eventi del giorno ricordo le emozioni, i sentimenti: devo essere sincero, ero un po' smarrito la prima mattina in cui ho visto arrivare a scuola i bambini. Ero sicuramente stanco per il viaggio e il fuso orario, ma ciò che mi faceva sentire in imbarazzo era soprattutto il flusso di dubbi e paure che attraversavano la mia mente in quelle prime ore. Camminavo tra i bambini nelle poche stanze che costituiscono la loro scuola: i bambini parevano non considerarmi, tutti erano assorti nel seguire le lezioni. Mentre tutti stavano attenti, io mi domandavo un'infinità di cose, come ad esempio il motivo per cui quella mattina mi sono svegliato in Perù e non nel mio letto in Italia! Fortunatamente il disagio é durato davvero poco, perché dopo un paio d'ore di lezione era tempo di distrarsi con la ricreazione. Tutti ci siamo diretti a piedi verso un piccolo e polveroso campo da calcio in cemento che si trova a pochi metri dalla scuola. Camminavo al centro del gruppo con gli stessi pensieri che mi tormentavano dal mattino. All'improvviso però, sento una mano che prende la mia; mi giro e vedo Marlene, 9 anni. Siamo arrivati al campo mano nella mano. É stata lei, con quel piccolo gesto a farmi subito sentire parte del gruppo. Quella piccola passeggiata in compagnia di Marlene ha consentito di rompere il ghiaccio da subito con tutti. Non potevo immaginare che fossero proprio i bambini ad inserirmi nella loro realtà e ad accettarmi. É stata una sorpresa perché improvvisamente da una posizione defilata mi sono ritrovato al centro di tutte le attenzioni: ho cominciato a giocare un'insolita partita di pallone con i maschietti con l'insolito ruolo di montacarichi per le femmine che volevano (e tutt'ora vogliono) essere prese in braccio per arrampicarsi sulla traversa della porta o per farsi una "cavalcata" sulle mie spalle.
Faccio fatica a spiegare a parole l'aria che si respira in questo angolo di Lima. Bisognerebbe esserci per capire quanto sia importante il lavoro di Lucy, fondatrice della scuola Nassae, che aiuta i bambini che come lei hanno dovuto e devono lavorare per sopravvivere. A Lima sono tanti i bambini che vivono i condizioni di povertà estrema, spesso sono i figli di quegli immigranti che dalla "Sierra" ossia dalle Ande si spostano nella capitale per cercare un futuro migliore. Questa marea di povera gente ha fatto sorgere negli ultimi anni vere e proprie baraccopoli abbarbicate sulle ripide e polverose colline che circondano le valli in cui si sviluppa Lima. I bambini che studiano alla Nassae nel pomeriggio devono compiere il proprio dovere andando a vendere caramelle sugli autobus come fa Franco o si esibiscono cantando come fanno Jonathan e Michel o badano alla casa come la stessa Marlene e suo fratello Miguel Anguel. Il lavoro e le carenze educative del Perù non sono in grado di offrire a questi bambini la possibilità di riscatto che invece Lucy e la sua scuola regalano tutti i giorni. Alla Nassae oltre che a leggere, scrivere e fare i conti si insegnano i valori, quelli che per esempio hanno permesso ai bambini di rispettarsi e essere consapevoli dei propri diritti. La scuola, con questo approccio realista é un'alternativa al degrado della vita di strada.
In questi giorni di soggiorno ho sicuramente più imparato che insegnato. I bambini non sanno che mentre spiego qualcosa o carico sulle spalle qualcuno quello che riceve di più sono io. Ho un debito con questi bambini. I miei giorni trascorrono felici e pieni di vita. Le giornate passano in fretta, del resto é così quando ci si diverte e si sta bene.
Marlene che fino a due giorni fa diceva di essere la mia "novia" ossia la mia fidanzata ora dice di essere la mia "esposa". Daisy é gelosa e giustamente si va a lamentare con Marlene stessa, ma anche lei come le altre ha la propria dose giornaliera di abbracci e corse sulle mie spalle. Di certo queste famose corse in spalla non mancano neanche ai maschi che però a differenza delle compagne mettono a dura prova la mia resistenza fisica, soprattutto quando mi assalgono in due o tre.
Mi mancano ancora molti giorni davanti, giorni di sicuro divertimento, di insegnamento, di apprendimento e di sicura fatica per la mia povera schiena. Spero che il fisico regga così come il cuore che già si rattrista all'idea di lasciare questa terra.
Porto a tutti un forte abbraccio dai NATs di Lima!
Davide Ferrante, 22/10/2005
DiAlcuni bambini durante una lezione
Una bambina mentre viene visitata dal dentista

