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NICARAGUA: "Ogni difficoltà può essere un'opportunità"

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La volontaria di "aiutare i bambini" Letizia Gargano in febbraio ha visitato i progetti sostenuti dalla Fondazione per lo sviluppo della comunità Sonzapote nell'Isla Zapatera in Nicaragua: "Educazione per i bambini della Comunità Sonzapote" e "Sviluppo delle attività produttive per i bambini della comunità di Sonzapote":

"A chi mi chiede come sia stata la mia esperienza laggiù, spero sempre che lo faccia ponendo domande del tipo come vive la gente in quella comunità, i loro nomi, se quei progetti funzionano, e se il cinque per mille che versano, serve a qualcosa …
Perché non è facile rispondere quando le domande riguardano emozioni o sensazioni vissute.
O meglio, non sempre si ha voglia di raccontarle, certa che quello che conta di più adesso è ciò che rimane dentro.

E allora penso al Nicaragua, non un Nicaragua qualsiasi. Penso a Sonzapote e alle persone che la abitano.  A quel piccolo villaggio difficile da individuare persino sull’atlante, fatto di povere case di legno che racchiudono un mondo che hanno dentro un mondo.
Ricostruisco i momenti di quattro intense settimane, raccolgo pensieri, sguardi, sorrisi, suoni e negli occhi ancora un tramonto e un cielo di notte, mai visto prima.
E mi viene spontaneo dare dei nomi a quei ricordi.
Li racchiudo tutti in tre nomi di donne che sono, ognuna in modo diverso, sfaccettature di un mondo che ha spiazzato ogni mia previsione e superato ogni mia aspettativa.

II primo ricordo si chiama Heidi, 11 anni. Si trovava alla casa delle donne il giorno del mio arrivo, vicino all’approdo. In braccio, la piccola Clarissa di pochi mesi. Qui succede così. Sono i piccoli a occuparsi dei più piccoli, mentre le madri lavorano. Con un sorriso appena accennato e curiosità al tempo stesso, mi chiese se fossi io, la nuova “chele”… la straniera.
Mi sembrò strano ritrovarla ancora lì la mattina successiva, poiché proprio a quell’ora sapevo che i bambini li avrei trovati a scuola. La madre mi disse che da un po’ di tempo le sue condizioni fisiche non le consentivano di frequentare le lezioni, e che non era ancora chiaro il motivo del suo malessere. Manca l’assistenza sanitaria nell’isola, e da qualche tempo stavano tentando una cura con rimedi naturali, ma senza buoni risultati.
Heidi vive in una casa di legno di pochi metri quadri sulla riva del lago. Da lì passavo ogni volta al rientro dalla scuola, e per me era ormai diventata una sosta abituale. Mi piaceva raccontarle dei suoi compagni e dei giochi, delle novità a scuola, delle attività col computer e dei film. Le raccontai delle lettere che altri bambini italiani avevano scritto per loro.
Sentivo che col passare dei giorni la curiosità e l’interesse aumentavano, e insieme a queste la sua voglia di tornare a scuola.
Due giorni prima di partire mi sorpresi nel vederla in classe, avvicinarsi e con un sorriso chiedermi,
“Vamos a veer pelicula?”. Gracile, pallida. Sapevo che le costava  fatica partecipare alle attività, consumare l’intero pasto al “comedor”. Da un po’ non riusciva a fare neanche questo.  Sentivo la sua sofferenza, ma molto di più sentivo la sua voglia di essere lì, in mezzo agli altri. Tra quei bambini che in quella Comunità ci sono nati. In quella piccola scuola dove in una piccola libreria sono raccolti i testi che insegnano una storia recente, non quella dei colonizzatori ma quella di un popolo che si sta costruendo il proprio futuro attraverso piccoli gesti quotidiani.
La sera prima di partire, insieme all’abbraccio, mi ha dato una bellissima lettera da portare ai bambini italiani.

Insieme alle altre donne di Sonzapote, Dora è parte del Collettivo. Il mio secondo ricordo.
Figlia, madre, sorella di quella rivoluzione. Testimone di quella storia di donne, che nella lotta si sono battute come gli uomini, al loro fianco, rimanendo invisibili agli occhi dell’altra parte del mondo.
Donne combattenti, silenziose e tenaci. Costrette a ritrovare “casa” in una terra lontana.
Come le altre, era sorprendente vederla, senza mostrare fatica alcuna, ricoprire quei ruoli, che a turno con le altre donne, la vedevano una settimana al “comedor” della scuola, un’altra presso la cucina comunitaria, o presso la “Casa de las Mujeres” ad occuparsi di inventario e sistemazione delle merci da vendere.
Attraverso lei ho conosciuto aspetti di un Popolo che con dignità e coraggio ha voglia di reagire alla povertà pur mantenendo le caratteristiche che lo contraddistinguono. Caratteristiche che trovano nella semplicità e la freschezza, nella drammaticità e l’ironia, il modo con cui i nicaraguensi affrontano gli aspetti della vita.

Non è facile entrare in punta di piedi in un Paese pieno di contraddizioni, incertezze, delusioni e illusioni, e Gabriella, il mio terzo ricordo, il mio mentore, ha fatto in modo che a Sonzapote mi sentissi a casa ed una di loro.
Insieme al suo compagno, vive ormai da molti anni sull’isola. Lavora dai primi anni del 2000 nell'ambito della Cooperazione Internazionale come volontaria della piccola Associazione La CEIBA.
Osservatrice delle dinamiche della comunità, raccoglitrice di piccole e grandi storie, specialmente del mondo femminile. É stato forte dal punto di vista emotivo ascoltare da lei le storie delle famiglie, capire quali sofferenze si nascondono dietro ai bambini, quante cose i loro occhi hanno già visto e quante situazioni di disagio hanno dovuto sopportare.  Lavora a fianco della gente di quella Comunità a cui la dignità è stata da pochi anni riconsegnata. Appoggia progetti ed iniziative  di sostegno ed insieme a loro cerca di costruire un nuovo futuro attraverso un percorso che va dalla carità alla giustizia, passando da una logica di assistenza ad una di dignità.
Come Gabriella migliaia di altri volontari prestano la propria vita, intelligenza, capacità organizzativa e sensibilità in Africa, America Latina, Asia o nei Balcani,scommettendo sulla propria vita, impegnandosi in prima linea nella lotta per i diritti civili e sociali. Quasi sempre in silenzio, senza cercare riflettori e visibilità, trasformando ogni difficoltà in un’opportunità, per sostenere concretamente il sogno che un altro mondo più giusto ed equo è possibile.

Dunque, a chi mi chiederà se quei progetti funzionano, risponderò pensando che l’aiuto per lo sviluppo non passa solo per i grandi progetti, al contrario è fatto anche di piccole opere che recano beneficio alla popolazione cui si rivolgono, e passano da “grandi” persone.
Nel corso delle quattro settimane di viaggio queste tre donne riassumono buona parte di quello che mi porto a casa al rientro dal Nicaragua.  In loro c’è tutta la ricchezza di questa esperienza."

Letizia Gargano



La volontaria Letizia Gargano con i bambini della comunità Sonzapote

La volontaria Letizia Gargano con i bambini della comunità Sonzapote