ANGOLA: corso di fotografia a Ganda
Marco Piccinetti e Serafina Castelmezzano, volontari di “aiutare i bambini”, nel mese di luglio sono stati a visitare i progetti di “aiutare i bambini” in Angola.La loro esperienza è stata particolare perché hanno realizzato un corso di fotografia per i ragazzi che ha riscosso molto successo!
Prima della partenza hanno cercato alcune vecchie macchine fotografiche digitali, e materiale utile per il corso. Riempito lo zaino, sono partiti… ecco il loro racconto:
“Durante le molte ore trascorse in aeroporto, ci confrontiamo sulle nostre aspettative, i nostri timori; le domande e i dubbi che ci vengono alla mente sono tanti, una su tutte: saremo all’altezza?
Le 30 macchine fotografiche, il computer e i caricabatteria chiariscono le nostre intenzioni: tenere un corso di fotografia a Ganda, nella provincia di Benguela, all’interno del Paese. Quando, tramite il tam tam internettiano abbiamo radunato tutto il materiale, l’Angola sembrava soltanto un grande Stato dell’Africa occidentale bagnato dall’Oceano Atlantico, uscito da poco da una lunga e sanguinosa guerra civile dove la Fondazione interveniva con due progetti. Al ritorno, questa sterile descrizione si è dissolta per lasciare spazio ai sorrisi timidi dei bambini, ai saluti dei ragazzi, alla disponibilità degli adulti.
Il primo vero contatto con questa umanità lo abbiamo sull’autobus che da Luanda, la capitale, ci porta a Huambo, dove incontreremo la referente di “aiutare i bambini”, Sandra d’Onofrio che segue i Progetti dal mese di marzo.
Alle 4.30 è buio, la poca luce artificiale intorno agli autobus, nel terminal, non ci permette di mettere bene a fuoco chi e che cosa viaggerà con noi. Mano a mano che la luce rischiara tutto, ci rendiamo conto non soltanto dell’elevato numero di persone che si accalcano spuntando dal niente, ma soprattutto delle ceste, borse, borsoni, scatole e…una stampante, un televisore, un ventilatore e una sega a nastro.
La terra rossa caratterizza il paesaggio che sfila veloce dal finestrino: tenere gli occhi aperti non è facile, ma quando il pulman frena, strombazza o si ferma li spalanco e improvvisamente ho come l’impressione di essere in un cinema dove inizia la proiezione: dal buio alle immagini proiettate.
E quello che vedo farà da sfondo a tutto il nostro viaggio: baobab, pini, fiumi con donne e bambini a lavare e lavarsi, villaggi con tetti di paglia, mattoni di terra ad essiccare, mercati coloratissimi, ma anche insediamenti modello “villette a schiera”, centri commerciali, bambini scalzi, ma anche uomini in giacca e cravatta. Contraddizioni non sempre facili da comprendere.
A Huambo, ad esempio, vediamo edifici molto malandati, scrostati, ma anche belle piazze, rotonde curate e giardini con giochi d’acqua, luce e musica (dai funghi di ceramica, nell’erba, si sente la musica!). I segni della guerra, però, che qui è stata particolarmente cruenta in quanto fortino dei ribelli, ci sono ancora: statue bucherellate, palazzi foracchiati, danneggiati o abbandonati.
Molti uomini deliranti con vestiti laceri, sporchi, vagano per la città: scopriremo poi che il problema dell’alcolismo è in tutto il Paese una piaga molto seria.
Ma coloro che incontriamo in numero elevatissimo, come ormai non si vede più nelle nostre città, sono i bambini. Giocano, ridono, corrono, si buttano con i cartoni dai costoni della ferrovia, ci salutano e si fanno fotografare.
Questa sarà un’altra particolarità del popolo angolano: appena vedono una macchina fotografica si mettono in posa, sorridono, alzano l’indice e ringraziano (obrigado, obrigada…). Tutti, grandi e piccini…è proprio una festa!
Questo depone a nostro favore che vogliamo organizzare un corso di fotografia, ma pone anche degli interrogativi: come reagiranno alla nostra proposta? La risposta arriva quando il pomeriggio del giorno successivo incontriamo il primo gruppo presso il Centro Giovanile di Ganda. Si tratta di un edificio formato da diverse stanze, alcune attrezzate, altre vuote. Il corso si tiene sul retro, nel giardino, dove dei ragazzi stanno spazzando uno spazio in cemento ricoperto da un tetto in lamiera: la prima impressione ci lascia un po’ sgomenti. Ma basterà arrivare alla fine della prima “lezione” per affezionarci a quel luogo spoglio ma così amico, familiare grazie alla relazione da subito stabilita con i nostri “allievi”: 6 ragazzi e 2 ragazze. Sono più grandi di quanto ci aspettassimo: hanno dai 14 ai 21 anni. Con gli occhi sgranati di curiosità e interesse, sono rimasti attentissimi per tutta la lezione e alla consegna della macchina fotografica hanno reagito con compostezza e quasi pudore di mostrarsi contenti, tanto che alcuni la volevano restituire.
Anche l’incontro con il secondo gruppo formato da ragazzi della stessa età, più una mascotte di 10 anni, lascia in noi una bella sensazione: tutti ascoltano, qualcuno prende addirittura appunti e qualcuno trova anche il coraggio di fare domande. Il nostro portoghese di livello non eccellente ci viene in aiuto, ma sono soprattutto la capacità di comprensione dei ragazzi e Sandra che parla un ottimo portoghese, che ci permettono di comunicare in un linguaggio nuovo e bellissimo: il “portogano”.
Alla fine del corso, Albano, il responsabile del centro era in grado di tradurre in portoghese i nostri discorsi: la sintonia stabilita era tale da superare anche le barriere linguistiche.
D’altro canto per ragazzi appassionati di poesia, musica e teatro esprimersi attraverso la fotografia è stato da subito un modo “altro” per raccontarsi e raccontare. Come quando nelle loro foto ritraggono se stessi o i propri compagni in classe, durante le lezioni o gli intervalli.
I camici bianchi che indossano sono le loro divise scolastiche, sono orgogliosi di mostrarci le loro classi che ai nostri occhi appaiono “super affollate”. Viste la carenza di strutture sono costretti ad alternare almeno tre turni, ed anche se la nuova riforma stabilisce che gli alunni per classe non devono superare i 35, talvolta raggiungono i 50. Nonostante questo mancano gli spazi e così ci sono i turni.
Ma la pazienza è una delle loro costanti: come quella mostrata da Joaquim, il più piccolo del corso di fotografia, che alla fine di una lezione pomeridiana ci aspetta, a lungo, molto a lungo e si intrattiene giocando da solo. Rimane a sedere sulla panca e gioca con un elastico e uno stecchino: il primo teso tra gli alluci e il secondo che gira ripetute volte fino a che non lo lascia andare per poterlo guardare divertito. O come la pazienza mostrata dai bambini del PISI che ci hanno aspettato per circa un’ora per un pomeriggio di giochi e animazioni.
Il corso di fotografia procede molto bene: i ragazzi si presentano puntualissimi e desiderosi di mostrarci le foto scattate. E’ emozionante sentirli raccontare e spiegare ciò che hanno catturato con il loro obiettivo. Attraverso i loro scatti ci immergiamo ancora di più nella loro quotidianità fatta di giornate a scuola, di momenti di gioco, di impegni lavorativi.
Molto sensibili ai problemi ambientali, ci raccontano anche dei pericoli che la natura che li circonda sta correndo: desertificazione, inquinamento. E poi ci stupiscono con le loro considerazioni relative ai problemi del Paese post guerra: violenza, aggressività, omicidi; sono preoccupati perché accanto ad una ripresa economica c’è un grave problema psicologico dal momento che le persone si sentono tristi e depresse.
Tutto questo ci dicono e anche di più…come quando, a sorpresa, i due gruppi improvvisano per noi che ce ne andiamo, uno spettacolo al mattino e uno al pomeriggio. Nessuna parola è sufficiente a descrivere la reciprocità del sentire che si è stabilita fra noi. C’è chi improvvisa uno sketch, chi intona un salmo suonando una chitarra e chi accompagna la sua splendida voce con un tamburo. Faustino addirittura ha composto appositamente una poesia ed Eduardo declama dei versi cercati per l’occasione e poi conclude dicendo che averci conosciuto rappresenta per loro una speranza nelle persone e in quello che possono fare…è proprio quello che abbiamo pensato noi.”
Serafina & Marco
Marco con i ragazzi
con cui ha realizzato il corso di fotografia.
Serafina con i bambini
Foto di gruppo

