ECUADOR: “Non gli cambi la vita, ma gli dai qualcosa di cui hanno bisogno”
I volontari di “aiutare i bambini” Alessandra La Notte e Leonardo Cont lo scorso maggio hanno deciso di passare la loro luna di miele in Ecuador, visitando due progetti sostenuti dalla Fondazione: un progetto di adozione a distanza a Quito e la costruzione di una mensa per bambini di strada a Santo Domingo de los Tsàchilas.Questo è parte del diario di Alessandra:
“Leonardo ed io, pur essendo simili in molte cose e condividendo i valori fondamentali su cui impostare il nostro progetto di vita, non abbiamo la stessa visione in religione, politica, nostro ruolo potenziale/reale nella società. Le nostre discussioni sono quindi animate…ma tuttavia costruttive: c’è un profondo rispetto reciproco e questo facilita la volontà di trovare, se possibile, un punto di convergenza. Con due teste e due cuori ci siamo confrontati con (neanche farlo a posta) due progetti da monitorare per “aiutare i bambini”, diversi sia per dimensioni, sia per i responsabili in loco che se ne occupano, che per il nostro apporto in quanto volontari.
Nel primo caso c’è un piccolo centro nella periferia nord di Quito, che si chiama Cochapamba, in cui un piccolo gruppo di suore del Cottolengo di Torino gestisce una mensa per gli anziani e per i bambini poveri del quartiere; oltre alla mensa per i bambini c’è anche un doposcuola, un ambiente “protetto” dove far studiare i bimbi e tenerli il più possibile lontano dalla strada. All’interno di questo progetto, Leonardo ed io dovevamo da una parte dare una mano alle suore con mensa e doposcuola, e dall’altra parte monitorare in particolare le adozioni a distanza gestite da “aiutare i bambini”: verificare come stavano i bambini, se mangiavano, se studiavano, se avevano qualche problema di salute. Il centro riesce ad accogliere e sfamare circa 90 bambini. Le suore fanno del loro meglio per assicurare continuità nel tempo a questa piccola ma importante azione all’interno di una comunità così povera. Da una parte raccolgono tutto il materiale che riescono da volontari, donatori, parenti e conoscenti per venderlo, dall’altra fanno venire gli studenti di medicina per assicurare un minimo di cure mediche, dall’altra accettano PC e libri di seconda mano per costituire una piccola biblioteca e sala computer dove i bambini più grandi possano cominciare ad approcciare l’informatica. Le suore seguono tutti i bambini che ci sono nel centro: conoscono i genitori e la storia familiare, cercano di prevenire per quanto possibile le situazioni a rischio e di seguire la sorte dei bimbi anche quando, per qualche ragione, non frequentano più il centro. C’è un rapporto personale fra le suore e i bambini, una partecipazione "di cuore" alle loro vicende e una lacerante preoccupazione per il loro futuro. Io mi riconoscevo molto in questa azione di volontariato: essere lì ad aiutare Jorge a fare le divisioni, prendere in braccio Luz che voleva abbracciarmi, gonfiare i palloncini per David e Fernanda e portare il piatto in mensa al vecchio Juan che è impazzito dal dolore dopo aver perso la moglie ed il figlio 30 anni fa, sono tutte piccole azioni in cui si è a contatto diretto con la persona. Non si cambia la vita a quella persona con quella singola azione, ma in quel momento quella persona ha bisogno di qualcosa (aiuto per fare i compiti, un gesto di affetto, un gioco, attenzione) e tu sei lì e puoi dargliela.
Nel secondo caso Padre Sereno, dell’Ordine del Murialdo, vuole realizzare a Santo Domingo un centro sportivo analogo a quello che ha già realizzato a Quito nel quartiere sud di Chicogallo. Il nostro compito lì era monitorare come procedevano i lavori di costruzione della mensa del futuro centro. Un compito questa volta più tecnico: tempi, mezzi, prospettive future di crescita e mantenimento. Padre Sereno è un vero e proprio imprenditore: elabora i progetti, prende contatti, trova i fondi, supervisiona di persona i lavori. Ha tante idee e ha una visione molto chiara della struttura sociale in cui è inserito sia in termini di fasce deboli a cui destinare la propria azione, sia in termini di sostenitori economici ed istituti governativi a cui rivolgersi. Cerca sempre di dare un occhio ai suoi ragazzi, ma è spesso in viaggio e spesso impegnato: gestire 2 centri ed un terzo in costruzione non è certo facile. Non ultimo, 400 ragazzi sono tanti. Leonardo è entusiasta del lavoro di Padre Sereno: un’azione di management come questa riuscirà a estendere i suoi benefici a molte persone. Tuttavia l’azione del pianificare, gestire, programmare, monitorare non ha un contatto diretto (se non occasionale) con l’utente finale a cui è indirizzata. Il lavoro del responsabile o del volontario è in quel caso più nella parte organizzativa che nel contatto diretto con le persone.
Quale dei due progetti “vale” di più? Domanda sbagliata: entrambi i progetti hanno un enorme valore. Entrambi mettono in pratica il Vangelo: il fine comune è realizzato con mezzi diversi perché le persone che lo mettono in pratica hanno talenti diversi. Il talento di Padre Sereno è quello di essere un imprenditore e lui spende questo talento al servizio di centinaia di ragazzi di strada di Quito di Tane e presto anche di Santo Domingo, usando rigore e disciplina. Il talento delle suore del Cottolengo di Quito è di prendersi cura dei bambini e degli anziani di Cochapamba, usando pazienza e quel rigore su cui spesso prevale la carità. La volontà di aiutare gli altri, specie i più piccoli e indifesi, può avere come braccio la capacità imprenditoriale delle persone come padre Sereno che creano grandi progetti, creano opportunità, creano sviluppo e può avere come braccio il servizio quotidiano ad ogni singolo individuo, a cui è dato valore ed importanza con tanti gesti "personali".
Noi volontari siamo stati in entrambi i casi i polpastrelli delle mani che appartenevano a queste braccia. Anche noi abbiamo assecondato i rispettivi talenti: io mi sono resa maggiormente utile nel seguire i bambini nello studio e nel gioco e mi sono lasciata coinvolgere dalle storie personali dei bambini di cui abbiamo compilato le schede delle adozioni a distanza; Leonardo è stato eccezionale nell’approntare una mini sala PC e progettare un campo di basket nel cortile del centro di Cochapamba e anche nel monitorare in modo preciso e critico i lavori della mensa di Santo Domingo.
Siamo stati felici di conoscere persone come Suor Lucia, Suor Franca, Suor Mariangela e Padre Sereno: sono tutti esempi importanti di come spendere la propria vita per il prossimo, anche se con stili diversi. Questa esperienza è servita anche a Leonardo e me per cercare di integrare le nostre diverse visioni di come agire nel sociale: "quello che si può subito ed ogni giorno per aiutare chi sappiamo avere bisogno" (io) contro "impegno in prima persona per cambiare la struttura della società futura" (Leonardo). Alla fine abbiamo trovato tante vie di mezzo per realizzare la nostra ricchezza emotiva individuale e reciproca".
Alessandra La Notte




