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PERU’: giochi e disegni a “La posadita del Buen Pastor”

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La volontaria Francesca Papa ha trascorso alcune settimane in Perù, in visita al progetto “Adozione a distanza nella casa di accoglienza La posadita del Buen Pastor”.
Durante la sua esperienza di volontariato Francesca ha trascorso le giornate con i bambini del Centro, ha lavorato per le adozioni a distanza e ha realizzato uno scambio disegni tra gli studenti italiani e i ragazzi peruviani.

Leggi la sua testimonianza:

Prima settimana
All’aeroporto ho subito incontrato Maria (volontaria francese alla Posadita per Fidesco), Suor Celina e Suor Alicia.
Nonostante avessi fatto un corso intensivo pre-partenza di spagnolo, inizialmente mi sono sentita un po’ spaesata, ma accolta con gentilezza e tanti sorrisi.
La vita all’interno della Posadita è molto strutturata: alcuni dei ragazzi frequentano la scuola il mattino e altri il pomeriggio. E’ il primo anno che le lezioni si tengono al di fuori dell’orfanotrofio, in un collegio esterno.
Il mio compito in questa prima settimana è stato piuttosto marginale: era importante che riuscissi ad integrarmi con i bimbi\ragazzi.
Duante il mattino stavo con Erick, Abel, Francisco, Eduardo, Javier, Alex, Miguel, Omar e Ray; mi limitavo ad aiutarli con i loro compiti…le regole della Posadita sono piuttosto severe a riguardo: si deve STUDIARE! Alle 11.45 pranzavano e alle 12.30 li accompagnavo al collegio.
Al ritorno pranzavo con l’altro gruppo di ragazzi al ritorno dalla sessione scolastica mattutina: il pranzo è uguale per volontari, persone che lavorano alla Posadita e bambini; è un pasto sostanzioso composto da riso verdure e carne o pesce, accompagnato da una bevanda calda dal gusto fruttato.
Dopo pranzo con Cris (altra volontaria) e Ada (si occupa principalmente di Xiomara) seguivo i più piccoli:  Abrham, Camilo, Rosario, Edinson, Marisol e Xiomara; mentre i piu’ grandi si gestivano autonomamente per svolgere i loro compiti.
Nel tardo pomeriggio si conversava principalmente: per conoscerci meglio. Immagino possa essere piuttosto difficile far entrare un’estranea (“diversa”) nella propria comunità: farsi accettare dai più piccoli è stato semplice; basta poco per renderli felici…colori, palloncini, giochi con la carta e corse estenuanti.
Con gli adolescenti un po’ più complesso entrare in contatto: ho strutturato il nostro rapporto iniziale con delle interviste: loro si sentivano presi in considerazione singolarmente e avevano molta più voglia di esprimersi e raccontarsi, io facevo lo stesso, lo scambio era reciproco.
Direi che il bilancio della prima settimana è ottimo…ancora un po’ frastornata e fuori dai ritmi…ma credo che le cose possano solo migliorare!

Seconda settimana
La seconda settimana l’ho dedicata principalmente ai disegni e ad un lavoro, svolto con i ragazzi più grandi, sul Peru’.
Ho scoperto presto che i più piccini preferiscono colorare e dipingere la pelle piuttosto che la carta!
Per quanto riguarda gli adolescenti, ho tentato di coinvolgerli tramite le loro passioni: abbiamo pensato insieme di fare un lavoro che descrivesse quello che loro amavano del Peru’.
Sono così riuscita a conoscerli meglio: Flor adora ballare, Yuly è una scrittrice nata, Melissa ha una vera e propria vocazione per la religione, Danfer ama giocare a calcio….
E’ sempre stato molto difficile trovare del tempo che ci vedesse tutti insieme: durante la settimana è pressoché impossibile fare delle attività extrascolastiche (le regole sono ferree e c’è poca libertà individuale), e nel fine settimana tutto il lavoro alla Posadita è incentrato sulle pulizie e l’ordine e la catechesi.
Nonostante questo credo che il lavoro sia ben riuscito e che i ragazzi si siano molto divertiti!
Come mi dice sempre Victoria (tuttofare alla Posadita, ma i realtà sarta e mamma di Camilo) penso di essermi ‘acostumbrada’!


Terza settimana
Mi sembra di vivere qui ormai da una vita ed è strano come tutto sia diventato quotidiano: dal pranzare con i bimbi, aiutarli a fare i compiti, al raccontarsi emozioni, sogni e questioni amorose…
Durante questa settimana ho conosciuto meglio le mamme (ho legato soprattutto con Elisa). Parlando con loro mi sono resa conto di come la mia visione della Posadita fosse una realtà: anche le mamy credono che i bimbi siano tenuti sotto una campana di vetro…mi hanno però spiegato che in Perù l’integrazione delle persone con Hiv è molto difficile, causa il pregiudizio onnipresente!
 E’ un problema un po’ difficile da affrontare e spiegare in due righe…spero di poterlo fare di persona non appena tornerò!
Nel weekend, ho donato (faticosamente) ai ragazzi, i disegni e il lavoro delle scuole…che hanno suscitato stupore e curiosità! Credo non capissero perché dei bambini dall’altre parte del mondo e soprattutto sani, avessero scelto proprio loro come amici!

Quarta settimana
Questa settimana si è rivelata, come da pronostico, la più difficile…un po’ per la febbre (sfortunatamente mi sono ammalata) ma soprattutto perché tra 2 giorni dovrò partire!
Mi capita spesso di pensare come in realtà sia io quella che ha tratto maggior beneficio da questa esperienza: credo che non ci sia una emozione più grande di un grazie detto con le lacrime agli occhi, solo per aver dato un abbraccio o un bacio…
Quindi, penso di ripartire con una sicurezza, una delle poche che mi porterò via da questo viaggio: VOLVER (tornare)!



Francesca Papa con i bambini

Francesca Papa con i bambini

I bambini durante le attività

I bambini durante le attività

L'obiettivo del progetto è migliorare la cura dei bambini

L'obiettivo del progetto è migliorare la cura dei bambini

e favorire la reintegrazione sociale

e favorire la reintegrazione sociale