PERU’: il piccolo miracolo
A novembre 2010, Patrizia Gabrielli, volontaria di “aiutare i bambini”, ha visitato il piccolo progetto "Sostegno dell'asilo Wawacha" che la Fondazione sta sostenendo a Cusco.Ecco il suo racconto:
“Ho visitato l’asilo Wawacha a Cuzco, in Peru’, e la mia prima impressione è stata quella di una “isola felice” in una situazione di periferia povera.
Un portone di metallo rosso si apre e per i bambini, figli di realtà difficili, in certi casi drammatiche, inizia il piccolo miracolo di una giornata allegra fatta di giochi, di sorrisi, di balli e canti ma anche di apprendimento, regole e disciplina e soprattutto di alimentazione : una prima colazione con latte e pane dopo la preghiera, appena arrivati, un frutto a metà mattina ed un pranzo prima di lasciare l’asilo. Una alimentazione regolare insomma, quella che non sempre riescono ad avere a casa … se hanno una casa… e lo dimostra “ la famelica ingordigia” con cui divorano pane e latte il lunedì mattina, dopo un fine settimana trascorso in famiglia.
Sono bambini con storie difficili alle spalle, storie di povertà ma anche per qualcuno, di abbandono, di violenza… il caso estremo è quello di B. due anni appena, il più piccolo tra i piccoli, figlio di… sua sorella, violentata dal padre… suo nonno.
Il diffuso alcolismo tra gli uomini è uno dei drammi del paese e la violenza sulle donne, fatta di percosse e non solo, la sua prima conseguenza.
Eppure nonostante ciò nel Wawacha i bambini, grazie alla premurosa cura ed attenzione di Alicia, direttrice responsabile e maestra , di Sadith, assistente pedagogica e di Rina, cuoca, sono sereni , allegri e capaci di trasmettere la loro contagiosa vivacità a chiunque oltrepassi quel portone di metallo rosso… è successo anche a me !
Il Wawacha è un asilo semplice, essenziale: un piccolo giardino, pulito e ben curato dove i bambini giocano, corrono, ballano e cantano su cui si affacciano due piccole costruzioni.
Da un lato in un prefabbricato c’è l’aula in cui i bambini, divisi per età, seduti intorno a tavolini di differenti colori imparano: i più piccoli, ad interagire con giochi, forme e colori, i più grandi invece a disegnare, leggere e scrivere vocali, consonanti e numeri fino a riuscire a scrivere il proprio nome.
Sul lato opposto c’è una casetta per la cucina e accanto i lavandini con i bagnetti ; un piccolo rito quello di lavare mani, denti e viso che si ripete più volte nel corso della mattinata.
Il Wawacha è stato fortemente voluto da Alicia che, grazie alla sua tenacia ma anche alla generosità di chi ha messo a disposizione terreno e materiali e alla partecipazione attiva al lavoro di costruzione delle mamme e dei papà dei bambini, è riuscita a realizzare l’asilo, un piccolo angolo per bambini che diversamente rimarrebbero forse per strada. In questo contesto è stato ed è ancora fondamentale, il contributo di “aiutare i bambini”, grazie al quale la struttura è attiva e ben gestita in tutte le sue necessità, ludiche, didattiche, educative e alimentari.
Ho ancora, negli occhi il sorriso dei bambini, nella mente il ricordo dei loro giochi, dei loro scherzi ma anche dell’attenzione per le cose nuove, nel cuore il calore dei loro abbracci e dei tanti baci ricevuti.
Sulla porta di ingresso di casa mia ora c’è il grande cuore di cartone con la scritta “ Bienvenida Patrizia” con cui sono stata accolta mentre in camera conservo gelosamente il biglietto “Patrizia te queremos” (firmato con il nome o con l’impronta da tutti i bambini ) che mi è stato dato dopo la festa di “addio”, al termine della visita.
Forse sono riuscita a dare qualcosa di me sicuramente ho ricevuto molto di più: un mondo di emozioni che continua ad accompagnare ogni mio pensiero.”
La volontaria Patrizia
Attività all'asilo
Un bambino accolto nel centro
Il portone d'ingresso

