ECUADOR: “L’importanza di fare le cose insieme”
Dal 2 al 30 agosto Moreno Lipari è stato in Ecuador, dove ha visitato 3 progetti finanziati da “aiutare i bambini”: "Adozione a distanza di un bambino ecuadoregno", "Distribuzione di acqua potabile a 10 famiglie bisognose" e "Adozione a distanza dei bambini di Esmeraldas".Ha condiviso questa esperienza con Davide e Guido, 2 giovani volontari che hanno vinto il bando indetto dal Comune di Segrate, dal Comune di Cernusco sul Naviglio e dal Comune di Pioltello e cofinanziato da Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI). L’obiettivo del bando era favorire la partecipazione dei giovani a esperienze di volontariato internazionale.
Riportiamo parti del diario di Moreno:
02/08/2011 – La partenza
Eccomi nuovamente in viaggio per la Fondazione. Quest’anno faccio l’esperienza del ritorno poiché vado nuovamente in Ecuador, a visitare i progetti già visti l’anno scorso: chissà cos’è cambiato, chissà cos’è rimasto uguale. Questa volta parto da solo: i miei compagni d’esperienza mi raggiungeranno tra due giorni a Quito. Sono Davide e Guido, due ragazzi di 19 e 23 anni che hanno vinto un bando di alcuni comuni limitrofi a Milano per fare un’esperienza di volontariato all’estero; io farò loro da accompagnatore. Dopo una breve sosta a Quito, ci trasferiremo a Latacunga dove mamma Adriana (referente del progetto, ndr) già ci aspetta a braccia aperte. Staremo lì due settimane e mezzo, poi i ragazzi rientreranno in Italia mentre io mi concederò, unica differenza rispetto al viaggio precedente, una scappatella ad Esmeraldas, sulla costa, a visitare un altro progetto della Fondazione.
03/08/2011 – Mi sento a casa!
Essere in un posto e sentirsi a casa! Così mi sono sentito oggi, nonostante sia trascorso un anno e mezzo dalla precedente visita.
Con le Suore c’è una sintonia perfetta ed anche le due volontarie, Erica (nipote di Suor Lucia) e Selene, sono molto simpatiche. La giornata è trascorsa ottimamente anche se il jet-lag e l’altitudine mi hanno un po’ fiaccato. Il cielo è sereno ma, a tratti, soprattutto nel pomeriggio, nuvoloso.
Al mattino sono andato a Messa con le Suore; fanno bene queste iniezioni di religiosità anche perché qui la partecipazione è veramente sentita.
Ritorniamo alla casa per la colazione e poi ci rechiamo al centro nel quartiere di Cochapamba dove si sta svolgendo un Grest.
Suor Franca mi ha mostrato gli ultimi lavori: alcune recinzioni ed una sala computer per dare delle lezioni di informatica. I bambini che frequentano il centro oscillano tra i 70 ed i 120, a seconda del periodo dell’anno e diventa sempre più difficile far fronte a tutte le necessità anche perché le famiglie collaborano poco.
Al mattino, aiuto Erica a seguire i più piccoli: si disegna un po’, si fa gioco libero nello spiazzo sotto il centro e si fanno attività manuali.
E’ disarmante la rapidità con cui rompo il ghiaccio con i bambini; tempo pochi minuti e ti ritrovi questi frugoletti attaccati alle gambe, che giocano e parlano o che richiamano la mia attenzione con il mitico grido: “Profeeeeeeeeeeee” !
Le attività si svolgono solo al mattino; dopo pranzo, c’è una riunione tra gli animatori per discutere sull’andamento della giornata.
05/08/2011 – In gita con i bambini
Questa è stata l’ultima mattina al Centro di Cochapamba e l’attività prevista era un paseo (passeggiata) fino ad una località chiamata Sombrito a circa 3.000 metri slm !
Arrivati al Centro, abbiamo visto un bambino che si era fatto male ad un piede con un chiodo arrugginito. Al centro medico non potevano/volevano curarlo perché era il cambio turno e così Suor Lucia ha dovuto pagare un taxi perché lo portassero in ospedale. Questo è un esempio degli inconvenienti che, quasi quotidianamente, le Suore affrontano…
La gita è stata bella ma molto stancante: soprattutto i bambini più piccoli erano distrutti e qualcuno lo abbiamo portato in braccio.
Il Sombrito è uno spiazzo abbastanza ampio dove abbiamo potuto giocare molto il che è un’eccezione poiché l’unico spazio all’aperto, oltre al patio del Centro, è un piccolo cortile recintato.
Guido e Davide si sono ben inseriti ed i bambini giocavano volentieri con loro. Sobillati da Erica, ci facevano cadere e ci sommergevano con i loro corpi… sembravamo dei Gulliver abbattuti dai lillipuziani.
08/08/2011 – Primi lavori
Questa mattina, abbiamo subito caricato il camion con il materiale che servirà ai ragazzi per la costruzione della casa, dopodiché sono partiti.
Per tutta la giornata ho verniciato: da solo l’anticamera del dormitorio e, insieme a Giulio, un altro volontario, abbiamo iniziato il muro del patio. E’ stato stancante ma soddisfacente.
09/08/2011 – Come una trottola…
Oggi è stata una giornata campale.
Adriana mi informa che questa notte hanno ucciso un cane e, nel corso del giorno, apprendiamo che ne avevano ucciso già uno domenica e l’altra notte anche una gatta… tutti avvelenati !
L’ipotesi più plausibile è che dei ladri stiano puntando al toro, un bell’esemplare dal valore compreso tra gli 800 ed i 1.000 dollari.
Oggi ho passato tutto il giorno con il Peppo (marito di Adriana, ndr) per diverse commissioni. Lui è conosciuto e stimato da tantissime persone e, per la strada, era un continuo scambio di saluti.
Siamo partiti da San Nicolas un po’ in ritardo poiché dovevamo sistemare il tendone del camion ma, poi, è stata tutta una corsa. Siamo andati al basurero (la discarica) per buttare l’immondizia: un enorme buco all’aperto dove alcune donne, alcune con i figli sulle spalle, frugano fra l’immondizia alla ricerca di plastica ed altro materiale riciclabile.
Dopodiché, siamo andati in Comune per ritirare un leggio in legno che doveva essere dipinto: una faticaccia tirarlo sul camion e, poi… sembrava l’antico vaso della pubblicità dell’Amaro Montenegro; dovevamo portarlo a San Nicolas sano e salvo a tutti i costi per cui ho dovuto viaggiare dietro per evitare che si ribaltasse.
Torniamo al Centro, scarichiamo il leggio e carichiamo una lavatrice (anche questa dovevamo “salvarla”…) ed una motosega che dovevamo portare a Latacunga. Altro viaggio dietro fino a Pujili dove passo davanti poiché la strada per Latacunga è migliore e… la lavatrice si ribalta: mission failed!
Scarichiamo la lavatrice e poi andiamo ad acquistare il materiale per il tetto: 16 lamiere di eternit (si chiama così ma non è il fatidico materiale...), 8 combos (le coperture centrali del tetto) e 5 sacchi di cemento che, questi ultimi, prima della fine della giornata, avrò spostato cinque volte. Ritornando verso San Nicolas, ci fermiamo a comperare 6 travi di legno da 4,5 metri; sono talmente lunghe che siamo costretti a viaggiare con il camion aperto ed io dietro a controllare che non cadessero guadagnando una buone dose di polvere e smog.
Al Centro, facciamo un rapido (ma abbondante) pasto e poi scarichiamo il materiale per il tetto. Quindi, io, Peppo e Giulio carichiamo il camion di sabbia e ghiaia per portarla a Cuturibì-Chico. E’ uno spasso sentire Peppo e Giulio parlare in dialetto bresciano solo che chiedevo che poi traducessero quanto meno in spagnolo…
Saliamo dai ragazzi che trovo fisicamente stanchi ma tuttavia contenti dell’esperienza. Scarichiamo il materiale e, per le 19:00, io ed il Peppo rientriamo distrutti al Centro.
10/08/2011 – Legna e patate
Oggi è stata una giornata (relativamente) tranquilla. Questa mattina, con Peppo, Giulio e Lorenzo, siamo andati in un campo vicino al Centro per fare legna: c’erano degli enormi ceppi che, con delle barre, dovevamo ripulire dalla terra e poi caricarle sul trattore: abbiamo lavorato alacremente ma ci siamo anche molto divertiti ed abbiamo fatto due giri di legna.
Dopo pranzo, invece, siamo andati in una hacienda per caricare dei sacchi di patate.
Lungo la strada, ci siamo fermati presso la hacienda di broccoli per chiedere il permesso per tagliare e portare via un enorme tronco e questo è il lavoro che faremo domani.
La hacienda di patate è di proprietà di una ricca signora che, al principio, si è scontrata duramente con il Peppo in quanto lo accusava di sobillare i contadini contro i proprietari terrieri mentre adesso si stimano reciprocamente tant’è che è lei che chiama il Peppo per informarlo che le patate sono pronte (non è, quindi, il Peppo che gliele chiede…) e, sempre di sua iniziativa, gli mette da parte dei tori.
Nel pomeriggio, accudisco ai conigli ed ai cuj con Roberto, un ragazzo del Centro mentre la sera ci mettiamo intorno al tavolo a chiacchierare ed a sbucciare una quantità industriale di fave.
11/08/2011 – Mansioni varie
Ho le mani con talmente tanti tagli che ho addirittura difficoltà a scrivere…
Questa mattina siamo andati a recuperare il tronco: sarà stato lungo oltre 20 metri e, non immagino come, si era infilato sotto un ponticello dove aveva creato uno sbarramento finendo per essere ricoperto di erbacce. Inoltre, nel canale c’era dell’acqua tant’è che Peppo è dovuto ritornare al Centro per prendere degli stivali per tutti.
La situazione lavorativa si è complicata quando la motosega si è guastata tant’è che abbiamo dovuto chiamare prima Francesco (il figlio del Peppo) e, poi, Hugo, il genero che, con corde, catene e cavi, usando il trattore, non con poche difficoltà, hanno tratto fuori il tronco che avevamo tagliato in tre pezzi più grandi. Ed è stata una fortuna, altrimenti saremmo stati lì tutto il giorno magari senza concludere niente… non è la prima volta che Francesco tira fuori dagli impicci il papà e ci ha raccontato degli aneddoti niente male tipo come quando con il trattore è finito nel fiume con l’acqua che arrivava sopra il cassone.
23/08/2011 – Ritorno a Quito
I saluti, tutto sommato, non sono stati una valle di lacrime. Penso di ritornare, ancora non so come e quando, a San Nicolas ! Il viaggio da Latacunga a Quito è stata… una dormita unica !
L’accoglienza delle suore è calorosa.
Dopo pranzo, andiamo al terminal dei pullman per Esmeraldas per l’acquisto del biglietto e, poi, Guido e Davide vogliono fare l’ennesimo giro al mercato. Credo che quei due, Davide in particolare, abbiano incrementato di un punto percentuale l’economia dell’Ecuador.
Torniamo dalle suore e ci sono delle persone nuove, in particolare un ragazzo piemontese che lavora da molti mesi ad Ambato con i ragazzi di strada; la serata trascorre piacevole e tranquilla.
24/08/2011 – Sulla costa !
Oggi mi trasferisco ad Esmeraldas, una città a circa 300 km a nord-ovest di Quito, sulla costa.
Nella prima mattinata, sono ritornate Erika e Selene con i loro compagni di avventure, tre ragazzi che sono stati prima ad Esmeraldas e, poi, a Manta. E’ un piacere rincontrarle.
Saluto loro, le Suore e gli altri e, in particolare, Guido e Davide che rientrano in Italia. Mi reco al terminal dove prendo il bus; il viaggio durerà 7 ore.
Ad Esmeraldas fa più caldo e c’è più umidità. La prima impressione è di disordine e di povertà più diffusa; tanta gente per la strada fino a notte fonda e diversi rumori a tutte le ore.
Mi accoglie Suor Alda, che già avevo conosciuto l’anno scorso e mi rifocilla. Anche qui c’è tanta frutta e mi colpisce in particolare il taxo, un frutto a forma di piccola banana che si apre per mangiare i semi leggermente aciduli, simili al melograno.
Dopodiché, mi accompagna ad un Centro dove ci sono delle attività con bambini disabili dove incontro Morena e Francesca, altre due volontarie della Fondazione che stanno facendo l’esperienza di volontariato in questo progetto e Don Matteo, un prete indiano, anch’esso già conosciuto l’anno scorso.
29/08/2011 – Si tirano le somme
E così sono giunto al termine di questo viaggio che è stato, oltre che di volontariato, anche un po’ turistico. Mi porto dentro l’approfondimento della conoscenza di questo stupendo Paese sia dal punto di vista delle bellezze naturali ma, soprattutto, dei suoi abitanti, in particolare dei campesiňos della regione del Cotopaxi: gente un po’ solitaria, sospettosa ma che apre il proprio cuore quando riesce a rompere il muro della diffidenza.
Porto anche il ricordo dell’operosità e dell’ospitalità delle Suore di Quito e di Esmeraldas nonché il ricordo di due persone speciali che, pur con le loro difficoltà, sanno donare tutte se stesse: Peppo ed Adriana, un esempio per tutti i giovani.
Porto con me tutte le persone che ho conosciuto, in particolare i volontari presenti a San Nicolas ed Erika e Selena: sono state una ciliegina su questa splendida torta che è stato il mio secondo soggiorno in Ecuador.
Mi sento più arricchito, mi sento più umano, più vicino agli altri. Capisco sempre di più quanto è importante la solidarietà, il fare le cose insieme, soprattutto quando si è nell’abbondanza: dare rende più felici che ricevere!
Moreno con i bambini
I volontari Guido e Davide
Giochi all'aperto
Il contesto

