Appunti di viaggio di Fabio Frassanito, volontario di 'aiutare i bambini' a Gibuti
Fabio Frassanito si è recentemente recato come nostro volontario a Gibuti, dove "aiutare i bambini" sostiene un progetto di alfabetizzazione a favore di 120 bambini del quartiere denominato PK12, ai margini della capitale di Gibuti.Questa è la sua testimonianza:
"Gibuti è un piccolissimo paese privo di risorse naturali, costretto ad importare tutte le materie prime di cui abbisogna, dagli alimenti ai combustibili. Il costo della vita è di conseguenza particolarmente elevato, senza confronto con altri paesi confinanti.
Le sue sole risorse sono il porto (che rappresenta l'unica possibilità di sbocco al mare per l'Etiopia) e la presenza di basi militari straniere molto "visibili" in città, che contribuiscono significativamente all'economia. Fuori dalla città di Gibuti (la capitale, dove abita circa l'80% della cittadinanza dell'intero Paese) la popolazione, per lo più seminomade, si dedica all'allevamento delle poche caprette, accampandosi presso le rarissime risorse di acqua. La pesca è poco sviluppata ed il turismo inesistente.
L'impronta islamica è estremamente presente in tutto il paese, nei richiami alla preghiera, nelle mille moschee, nei vestiti delle donne. Diffusissima e particolarmente severa in questo paese è la tradizione nefasta della mutilazione genitale femminile. Secondo le statistiche la percentuale delle bambine costrette a subirla è ben superiore al 90%.
Il quartiere PK12 è l'ultimo centro abitato della città di Gibuti separato dal resto della città dal quartiere popolare denominato Balbalà. Più in la si estende un deserto arido fatto di terra, polvere e rari cespugli. Il primo impatto con il quartiere dove si svolge il progetto finanziato in parte da "aiutare i bambini" è stato decisamente duro.
PK12 è infatti un insieme di baracche disordinate che si estende a perdita d'occhio senza nessun criterio urbanistico ad eccezione di due strade asfaltate di recente costruzione che si intersecano nel cuore del quartiere. Le baracche sono state costruite su un terreno ostile di polvere e sassi che, in presenza delle rare piogge, diventa particolarmente inospitale. Le case non hanno luce elettrica e naturalmente sono prive di un sistema fognario, l'acqua è trasportata in taniche di plastica e conservata in casa in bidoni un tempo usati per il trasporto di combustibili. Quasi tutte le abitazioni sono di lamiera ondulata o di lastre fatte con i bidoni del petrolio: un angolo per la cucina e una o due camere con pareti di lamiera o legno, dove le famiglie dormono. In alcune case è presente una cuccia che viene utilizzata per chiudervi le caprette. Gli ambienti sono in genere poco igienici ed il numero di mosche presenti è impressionante.
La popolazione di questo quartiere è prevalentemente composta da rifugiati della vicina Somalia o da immigrati che arrivano dalle zone rurali del paese. Gente semplice, per la quasi totalità senza istruzione e con poche speranze di miglioramento delle proprie condizioni di vita.
Il grande problema è proprio l'assenza di lavoro. Molto spesso in una famiglia, anche se molto numerosa, c'è solo un membro ad avere un lavoro a basso reddito, altre volte non lavora nessuno e deve intervenire la solidarietà di altre famiglie per garantirne la sopravvivenza.
Nel quartiere opera l'associazione Espoire dal 2001 e si occupa di vari progetti di aiuto. Tra questi l'associazione ha promosso la costituzione di un piccolo centro per garantire l'alfabetizzazione ai bambini del quartiere che non hanno accesso alla scuola pubblica, perché privi di documenti, profughi arrivati dai paesi confinanti o bambini nati in zone rurali e non registrati all'anagrafe. La scuola ne accoglie 120, ma si calcola che nel quartiere almeno altri 380 bambini si trovino nell'impossibilità di frequentare una scuola pubblica.
I bambini hanno un'età compresa tra i 7 e i 14 anni, non avendo avuto modo di frequentare la scuola pubblica sono quasi del tutto analfabeti, ma ora cominciano a comprendere un po' di francese e la matematica di base. Per alcuni di loro è difficile anche scrivere il proprio nome, ma i progressi degli studenti nel loro complesso sono evidenti. Per questi bambini non frequentare questa scuola vorrebbe dire non avere alcuna possibilità di evitare l'analfabetismo. La scuola rappresenta inoltre un importante momento di socializzazione tra bambini e un modo di ricevere stimoli che la vita sociale del quartiere non può offrire. Per quanto due ore al giorno siano ampiamente insufficienti, queste due ore rappresentano una ricchezza enorme per i bambini di PK12. L'intera comunità, ma soprattutto i genitori dei bambini che frequentano la scuola, sono molto soddisfatti per i risultati ottenuti nel primo anno di attività e molto preoccupati che possa non continuare".
Fabio Frassanito
Affinché i bambini di PK12 possano continuare ad avere la garanzia di essere seguiti e ricevere un'istruzione, "aiutare i bambini" che ha sostenuto il centro di alfabetizzazione nel 2006, ha deciso di avviare nel 2007 un progetto di adozione a distanza di gruppo, per dare continuità al sostegno fornito a questi bambini e alla loro comunità.
Se anche tu vuoi adottare a distanza questo gruppo di bambini o saperne di più sull'adozione a distanza >>
Fabio Frassanito si è recato per noi a Gibuti per visitare il progetto di alfabetizzazione che "aiutare i bambini" sostiene nel quartiere periferico denominato PK12
PK12 è un quartiere desolato, composto principalmente dai rifugiati della vicina Somalia
Purtroppo a Gibuti la pratica dell'infibulazione è molto praticata: si stima che siano oltre il 90% delle bambine a subirla...
In un contesto di così elevata povertà materiale e educativa, l'istruzione diventa fondamentale per i bambini, perchè è l'unico strumento che hanno per dare una svolta al proprio futuro
Aiutaci anche tu a garantire l'istruzione a questi bambini: adotta a distanza un gruppo di bambini di PK12!

