La nostra esperienza con i bambini di Riandu... di Stefania Barbon, Micol Pravato e Giuseppe Mattavelli
La scorsa primavera tre nostri volontari, Stefania Barbon, Giuseppe Mattavelli e Micol Pravato, si sono recati per noi a Riandu, dove hanno avuto l'occasione di conoscere i bambini coinvolti nel progetto di adozione a distanza e di passare con loro un po' di tempo. Siamo felici oggi di poter condividere con te la loro testimonianza:
«In volo a 10.000 metri di altezza puoi ancora sognare l'Africa come la conoscevamo da bambini e come, in parte, ancora esiste: le immense distese selvagge, il leone, l'elefante, il rinoceronte. Ma basta scendere di quota per atterrare e subito nella nostra mente queste immagini vengono sostituite da altre, che ci restituiscono un'Africa diversa, l'Africa di oggi, quella vera, autentica, quella degli slums e del dolore.
Il nostro viaggio ci porta in una piccola comunità situata a circa 150 km da Nairobi, Riandu. "aiutare i bambini" ci ha chiesto di visitare qui il centro di accoglienza per orfani, sostenuto grazie all'adozione a distanza. Non appena scendiamo dalla macchina una folla di bambini vengono verso di noi per accoglierci e salutarci. Non sono abituati all'uomo bianco. "Muzungo" non si vede spesso da queste parti; così alcuni incuriositi, altri intimoriti, altri ancora spavaldi ci stringono le mani.
La struttura è piacevole, ben fatta, accogliente. Ci solleviamo quando vediamo una fontana da cui sgorga continuamente acqua, bene inestimabile per questo immenso continente. Ci attrezziamo a trascorrere notti buie per mancanza di corrente elettrica e ci immergiamo nel clima del centro, adeguandoci ai loro tempi, scanditi spesso dalle preghiere e dai canti. La giornata al centro inizia con la sveglia alle 5.30, quando fuori è ancora buio. Già a quell'ora ognuno si dedica ai propri compiti: sistemazione delle stanze, pulizia del cortile. Poi segue la colazione e... via tutti a scuola fino all'ora di pranzo. Dopo pranzo, mentre i più piccoli rimangono al centro, i ragazzi delle superiori ritornano a scuola fino alle ore 16.00.
Al pomeriggio, dopo aver aiutato i bambini a fare i compiti, ci si può finalmente dedicare al gioco. Tutti insieme, piccoli e grandi, in un immenso spazio verde, non delimitato da nessuna linea, in cui troneggia una porta dove cercheremo di fare goal. Giochiamo tutti insieme fino all'ora di cena, preceduta dalla doccia (senza sapone ahimè!). E dopo cena? Una lunga preghiera, dove voci angeliche si uniscono in un unico coro, i compiti scolastici, lo studio e. nanna!
Descritta così la situazione potrebbe sembrare persino idilliaca. Ma non lo è. Descrivere la sofferenza e il dolore negli occhi dei bambini è un compito troppo arduo. Dei bambini e delle loro storie ci ha parlato Henry che, insieme ai signori Packard, gestisce il centro. Insieme si occupano di 80 bambini orfani, tra cui i 30 adottati a distanza, che le istituzioni locali hanno affidato loro fino al raggiungimento della maggiore età. Henry utilizza le donazioni provenienti dalle adozioni a distanza, affinché tutti possano vivere dignitosamente. Così tutti vanno a scuola, tutti hanno un tetto sopra la testa, tutti hanno un letto su cui dormire, tutti hanno 3 pasti al giorno.
Ma il Centro sogna di ingrandirsi e soprattutto di auto-sostenersi. Per questo nei progetti e desideri di Henry c'è il sogno di allargare l'orto per poter coltivare più frutta e verdura. E c'è il sogno di una piccola fattoria, con galline per la produzione di uova e mucche per aver latte fresco tutti i giorni.
Abbiamo trascorso delle giornate bellissime insieme ai bambini di Riandu, ma non potremo mai dimenticare i loro sguardi, che ci seguivano e ci scrutavano ovunque andassimo. Come gli occhi di Morugi, che all'età di due anni non sa ancora camminare, né parlare, perché dopo aver perso la mamma, prima di arrivare al centro nessuno si occupava di lei.
O gli occhioni dolci di Dominique. Diversamente dalla maggior parte degli altri bambini, lui ha una mamma che ogni tanto va a trovarlo. Noi l'abbiamo conosciuta. Ora ha 16 anni. Domenique ne ha 4. Sì, i calcoli sono esatti. Questa ragazza, che dimostra più del doppio dei suoi anni, ha partorito a 12 anni. Incapace di fare la madre e occuparsi di lui l'ha abbandonato a due anni dalla nascita.
.E poi c'è il sorriso di Josephat, dal corpo completamente ustionato. E come fai quando vedi il dolore dipinto nei suoi occhi a non aver voglia di abbracciarlo? .Come fai? Come fai a pensare che tra qualche giorno dovrai abbandonare tutto e tutti e tornare alla tua vita agiata? Come puoi dire addio a questi occhioni? Gli stessi che ti guardavano con sospetto prima, con curiosità poi e con affetto e complicità ora?
Non puoi dirgli addio. Puoi solo trovare il coraggio per accantonare quel dolore, quando dici con un unico sforzato sorriso, arrivederci ad ognuno di loro: Karibù, Riandu».
Stefania, Giuseppe e Micol, 31 ottobre 2006
Due bambini orfani accolti presso il centro di Riandu e coinvolti nell'adozione a distanza
I tre volontari insieme ai coniugi Packard, responsabili del progetto
Per adottare un gruppo di bambini a distanza bastano solo 10 euro al mese...

