Testimonianza di LUCIA PIZZINI, volontaria per "Aiutare i bambini" in Eritrea
SEN'AFE' - Terra di confine - tra aperture possibili e limiti invalicabiliLunga è la strada che conduce da Asmara, capitale e centro nevralgico dell'Eritrea, fino a Sen'afè, piccola cittadina di frontiera, poco distante dal confine con l'Etiopia. Stretta e tortuosa si inerpica su ambe che non scendono al di sotto dei 2000 metri, contornata da un paesaggio sempre mutevole, che dalle terre aride e polverose degli altipiani, improvvisamente si tinge di riflessi rossi e poi verdi, laddove l'ingegno o la fortuna umana hanno trovato riserve idriche.
La jeep corre veloce su una carreggiata asfaltata, non avara di buche o di sorprese celate dietro le curve e i tornanti da cui è formata: all'improvviso puoi trovarti d'innanzi una mandria di mucche o di capre, asini comodamente sdraiati in mezzo alla strada, o profili di uomini e donne che incuranti della distanza che devono percorrere, procedono pazientemente con i loro muli o dromedari carichi di scorte di acqua e di cibo.
Dopo essere passati attraverso valli strette come canyon, sopra una terra riarsa, intessuta da numerose spaccature e da letti di fiumi che dell'acqua portano solo il ricordo scolpito nelle anse rocciose, arriviamo al 100° km di distanza dalla capitale, oltre il quale i controlli dei militari, ridotti prima a semplice presenza, si infittiscono e diventano più rigidi, soprattutto sugli stranieri. Bruscamente è come risvegliarsi dal sogno in cui quel paesaggio sospeso tra terra e cielo sembrava avermi relegato, per fare i conti con la realtà, una realtà difficile, caratterizzata da una situazione politica e militare molto complessa, che dopo solo pochi anni di pace apparente sembra voler riprodurre a tutti i costi i sintomi di un'inutile quanto dannosa situazione di conflitto e di instabilità sociale.
E così dopo ancora qualche chilometro, facciamo il nostro ingresso nella "Temporary zone of defense", un'area di 60 km tra Eritrea ed Etiopia sotto il controllo nelle Nazioni Unite, e subito dopo quindi a Sen'afè.
Sen'afè in tigrino significa "Si riesce a vedere Sanàa" (sull'altra sponda del Mar Rosso). E' una terra di confine, uno degli ultimi villaggi prima della frontiera con l'Etiopia. Una cittadina che potrebbe essere famosa per i siti archeologici posti nelle sue vicinanze (Metara e Cohaitò) o per le meravigliose montagne rocciose da cui è racchiusa (tra cui l'Amba Soira che con i suoi 3013 metri di altezza è la montagna più alta dell'Eritrea) e che invece è tristemente segnata dal ricordo di una guerra non ancora cancellata del tutto. Tra le macerie di ex-edifici simbolo del potere etiopico, la vita lentamente sta rinascendo, nonostante la vicinanza con l'Etiopia costituisca sempre un pericolo e motivo dell'isolamento in cui il villaggio sembra racchiuso. Come testimonianza di questo difficile contesto rimangono, oltre alle rovine degli edifici, i numerosi cartelli che avvisano del pericolo delle mine e la moltitudine di tende al margine della città, in cui abitano ammassati ancora più di 10 mila sfollati!
I problemi più urgenti sono senz'altro quelli sanitari, provocati dalla malnutrizione, dalla mancanza di igiene e dalla promiscuità in cui la maggior parte delle persone sono costrette a vivere. Nello spazio ristretto di una tenda o di una baracca di lamiera normalmente arrivano a convivere più di dieci persone. Molti bambini, specialmente i più piccoli, spesso non ce la fanno, portati via dalla fame o da malattie per noi assolutamente curabili o già da tempo debellate.
Ma c'è anche la necessità dell'istruzione... molte mamme non possono permettersi di pagare la seppur minima retta prevista dallo Stato. E così tra bambini festanti con le uniformi colorate, se ne possono scorgere altrettanti ancora ai margini della strada, che passando ti scrutano con i loro occhi diffidenti e al contempo speranzosi di ricevere il tuo aiuto.
Per questi e molti altri problemi l'operato delle Suore Comboniane che sono attive a Sen'afè è davvero prezioso e fondamentale, e giustamente, a differenza di quanto purtroppo accade in altri luoghi, riscuote il consenso e la grande collaborazione delle autorità e delle altre comunità religiose, come quella mussulmana, presenti nella zona.
Ogni giorno queste Suore prestano il proprio aiuto a moltissime persone in campi che spaziano dall'istruzione, alla sanità, alla promozione della donna e sono davvero fonte di speranza e di sviluppo per gli abitanti di Sen'afè.
Osservando la povertà, la miseria, le innumerevoli difficoltà politiche e quelle sociali talvolta si viene afferrati da un senso di grande sconforto e viene da chiedersi che senso ha prodigarsi ogni giorno quando quello che puoi fare è forse solo una piccola goccia nell'oceano. Ma quando guardi gli occhi delle persone, specialmente dei bambini, la loro grande riconoscenza d'innanzi alla più piccola cosa che puoi aver mai fatto per loro, d'improvviso ti rendi conto del valore delle cose, della vita, di quanto siano spesso superficiali le "gioie materiali" da cui siamo circondati quotidianamente, racchiusi nei palazzi di vetro o negli alti condomini di cemento delle nostre città. Ti rendi conto di che cosa sia veramente importante e di quanto possa essere grande, ma anche semplice la felicità. Ma soprattutto d'innanzi al volto di un bambino che, senza motivo apparente, guardandoti, si apre in un sorriso e altro non ti chiede se non di riceverne a sua volta uno in cambio o di essere preso per mano, ecco che all'improvviso ti rendi conto che ha davvero un senso aiutare questi bambini, indipendentemente da quanto puoi fare per loro e dal modo in cui puoi farlo.
E questo senso lo si può leggere proprio nei loro occhi. Bisogno d'aiuto e d'amore, diffidenza talvolta, ma soprattutto bisogno di speranza.
Lucia Pizzini
(29 marzo 2004)
Una vista di Sen'afè
Una bambina dell'asilo
Grazia Petruccioli, volontaria in Eritrea, con alcuni bambini dell'asilo

