Testimonianza di BENEDETTA BELOTTI e NADIA BAZZI, volontarie di "aiutare i bambini" in Kazakhistan
Viaggio presso il "Villaggio dell'Arca"- Talgar (Kazakhstan)Siamo partite dall'Italia con la voglia di vivere un esperienza nuova, che ci avvicinasse di più alle persone, che ci facesse vivere qualcosa che va oltre la vacanza, il viaggio, lo svago.ora che siamo tornate posso dire che non abbiamo fatto solo questo, siamo entrate in contatto con tutto un mondo, una realtà a noi sconosciuta, curiosa, spesso incomprensibile, ma che di sicuro ci fa fermare a riflettere.
Il Villaggio dell'Arca si trova a Talgar, cittadina a 30 Km da Almaty, ex capitale. L'abisso tra le due città è incolmabile. Almaty si presenta come una moderna metropoli, a Talgar non c'è nulla, qualche negozio, distributori di benzina, una strada asfaltata per Almaty e nulla più. Solo case, tante case, molto povere.
La comunità di Padre Guido sembra un mondo a sé. Sarà la frenesia dei bambini, sarà l'influenza di un italiano come lui, o l'atmosfera di solidarietà, di comunità, di generosità che animano la zona, ma è comunque qualcosa di diverso da tutto, da Talgar, dal kazakhstan.
In quattro anni è cresciuta, si è ampliata, migliorata, e continua a farlo come con la costruzione del centro polifunzionale per bambini disabili che terminerà a giugno.
E' l'esempio di come pur partendo da piccole cose, si arriva a realizzarne di grandi, davvero grandi, andando avanti con la cocciutaggine di andare a sbattere la testa di continuo con i problemi burocratici ed economici, ma con il profondo desiderio di voler fare qualcosa di concreto, spinti avanti dalla voglia di gridare al mondo che le cose si possono cambiare, che possono migliorare. Padre Guido lo sta facendo.
I bambini dell'Arca sono in numero variabile (alcuni non sono orfani ma sono affidati) dai 40 ai 60, l'età varia dai 4 mesi del piccolo Renat ai 28 anni di Vova.
I disabili, di qualunque tipologia, in Kazakhstan non hanno diritto d'istruzione. Per questo all'interno del villaggio sorge un asilo/scuola con maestre che si occupano o dei più piccoli (asili e scuole materne esterne non ce ne sono) o dell'istruzione dei disabili, di qualunque età. Per un motivo o per l'altro, soltanto due ragazzi della comunità vanno alla scuola pubblica, di pomeriggio, perché le aule sono molto affollate e quindi si devono fare i turni. La giornata di tutti gli altri si svolge sempre all'interno della comunità. Scuola la mattina, sonnellino dopo pranzo, e poi di nuovo tempo per giocare, fino a cena. La sera un po' di TV e poi tutti a nanna molto presto, alle 21. Ai più piccoli è lasciato tutto il tempo per giocare, mentre i più grandi si occupano della gestione del villaggio. I ragazzi della manutenzione e degli animali, le ragazze della pulizia e dell'ordine della casa. La preparazione dei pasti è affidata alle cuoche o a padre Guido che ogni domenica porta in tavola un po' di sapori italiani.o a ospiti come noi che siamo riuscite un po' alla buona a preparare una graditissima pizza!
Una delle cose che più mi ha impressionata è stato il modo in cui siamo riuscite a comunicare con i bambini, nonostante noi parlassimo solo italiano e loro russo!
I bambini sono eccezionali, molto vivaci, in certi casi anche molto diligenti. Non si è mai sentito nessuno lamentarsi per del cibo sgradito e tutti, anche i più piccolini, mangiano da soli, tutto! Non si pensi comunque che siano "alieni"; in ogni istante c'è qualcuno che gioca, che ride, che piange, che vuole le coccole, che picchia e che le prende, insomma, nel resto del tempo sono bambini come tutti gli altri.
Siamo state ben accolte e ben trattate da tutti, il tempo è passato velocemente, ma è stato sufficiente per riuscire a conoscere e comprendere la realtà in cui ci trovavamo.
Siamo ripartite con tanto di più, e con la speranza di essere riuscite anche a "dare", e di farci ricordare, come noi ricorderemo sempre i sorrisi, gli occhioni felici, ma anche i bronci e gli occhi pieni di lacrime di così tanti bambini che non chiedono altro che amore e la possibilità di crescere, di imparare, di scoprire le proprie qualità ed interessi, per poi un giorno poter uscire dalla comunità, trovare un lavoro e costruirsi una propria famiglia.
Questo l'obiettivo di Padre Guido e di chi lo aiuta e sostiene. Ce la sta mettendo tutta.
Benedetta Belotti e Nadia Bazzi, 5-20 Marzo 2004
Nadia Bazzi con alcuni bambini del centro
Una delle bambine che beneficeranno del progetto

