INDIA: “Hanno bisogno di qualcuno che abbia tempo ed affetto da dedicargli”
Dall'8 al 23 novembre le volontarie di "aiutare i bambini" Alessandra Giudice e Silvia Durbano hanno visitato il progetto "Costruire una scuola per i bambini del Centro SISP" a Kerala, in India."LA GIORNATA TIPO E IL NOSTRO INTERVENTO:
La giornata al centro inizia con una piacevole colazione a base di "chai", il diffusissimo the al latte, accompagnato da due fette di pan carrè. Il tempo di terminare e iniziano le lezioni e i bambini diligentemente si recano nelle proprie classi. Il lunedì l'inizio delle lezioni è anticipato da un'assemblea generale durante la quale, ci spiegano, George ricorda a tutti i ragazzi che frequentano il centro le sue regole generali e c'è anche un po' di tempo per aggiornare i ragazzi sulle notizie dal mondo. Il nostro primo giorno al centro è stato un lunedì e durante l'assemblea generale abbiamo captato il nome di Barak Obama di conseguenza abbiamo dedotto che i ragazzi sono stati messi al corrente che gli USA avevano da poco un nuovo presidente. Le lezioni iniziano con un ben augurante e diligente "Good morning teacher" e poco dopo Paul passa di classe in classe a registrare presenze e assenze. Rileviamo che alcuni bambini sono quasi sempre presenti mentre altri vengono saltuariamente. Chi più e chi meno, e devo dire con nostro grande stupore, le classi sono tutte piuttosto "agitate" e ora capiamo la "severità" dello staff..Anche noi, dopo le prime ore in cui siamo state travolte dall'agitazione dei ragazzi, abbiamo cercato di "tenerli a bada" cercando di farci capire in Inglese, tra prese in giro e momenti di serietà. Nelle due settimane in cui siamo state presso il centro abbiamo assistito Thanky nelle lezioni di Inglese e matematica e sostanzialmente sostituito Esther, l'insegnante di creatività, nelle sue lezioni. Dobbiamo dire che non eravamo preparate alle attività in classe, contavamo di dare il nostro contributo soprattutto all'aperto ma con un po' di fantasia, intraprendenza e l'aiuto provvidenziale di un libro di Silvia ce la siamo cavate e alla fine siamo riuscite a fare un bel po' di cose.
All'una tutti al piano di sopra per il pranzo. I bambini si mettono diligentemente in fila, prima i più piccoli poi i più grandi seguiti dallo staff e da me, Silvia e Clive in chiusura. Il pasto base è riso bianco con aggiunta di pollo o uovo e altre verdure indecifrabili a seconda dei giorni. Il comune denominatore è il piccante e qui la cosa si fa per noi davvero difficile. Dopo il primo giorno in cui abbiamo abbondantemente mescolato con le mani le varie componenti del piatto e ci siamo ficcate in bocca un grosso boccone cominciando poco dopo a lacrimare, i giorni seguenti abbiamo prudentemente assaggiato le pietanze ma dobbiamo dire che gli ultimi giorni ci siamo rassegnate a mangiare il solo riso bianco scondito o quasi. Il pranzo è accompagnato da una bevanda insolita, l'acqua di bollitura del riso che, a pensarci, deve essere ben ricca di sostanze nutritive per i bambini sebbene, dobbiamo dire, abbia un aspetto terribile. Al termine del pranzo ognuno porta il proprio piatto in cucina, dopo aver attraversato il cortile sul retro (naturalmente a piedi nudi) per sciacquare il piatto. Il tempo per quattro calci al pallone o una partita a una sorta di Carambola giocata su una tavola di legno con le pedine della dama e siamo di nuovo in classe. Arriviamo alle 16:00 che siamo sempre decisamente provate dalla giornata ma il lavoro non è ancora finito. I bambini della mattina prendono il pulmino per rientrare a casa e nel frattempo arrivano i ragazzi del pomeriggio per il doposcuola. Aiutiamo gli insegnanti a seguire i bambini nello svolgimento dei compiti o ripasso della lezione e certe volte ci stupiamo della difficoltà di questi compiti, tra lezioni sull'organizzazione statale indiana e lezioni di computer che facciamo fatica a seguire pure noi. Aggiungiamo che la giornata è scandita da costanti processioni dei bambini al dispensario dove Paul cerca di medicare con chilometri di bende soprattutto i piedi dei ragazzini che, complici il pallone e i piedi sempre scalzi, sono sempre conciati piuttosto male."
Alcune parti del diario di viaggio di Alessandra:
"venerdì 14 novembre: .che giornata! Oggi abbiamo accompagnato Shindu, una delle assistenti sociali, a visitare le famiglie disagiate alle quali il centro presta aiuto. La prima è una famiglia composta da madre, padre e la "piccola" M.. Non voglio sprecare parole inutili perché non servirebbe ma credo che nessuno si possa immaginare una situazione più penosa di quella che si è presentata ai nostri occhi. Una mamma anziana malconcia, un papà altrettanto anziano messo ancora peggio e una "bambina" di ben 32 anni accovacciata per terra, senza nemmeno una coperta stesa sul pavimento fatto di terra. Non parla e non si muove quasi. L'epilessia che l'ha colpita dalla nascita non le consente che limitati movimenti delle braccia e degli occhi ma, se Dio vuole, non le ha tolto la voglia di sorridere. E' una situazione disperata.tutt'intorno poche pentole e tante immagini di Suor Alfonsa, prosecutrice del lavoro di Madre Teresa contornate da croci fatte con le foglie di palma. Shindu ci racconta che questa famiglia in precedenza viveva sulla strada e solo il buon cuore della vicina di "casa" ha fatto sì che potessero avere almeno una stanza coperta solo da un telo dove sopravvivere, direi, più che vivere. Shindu ci racconta anche di come la mamma abbia ringraziato il Signore il giorno che ha interrotto le mestruazioni alla figlia...mi sembra tutto incredibile e surreale ma è invece tutto terribilmente vero. Chiediamo a Shindu che cosa ne sarà della bambina quando i genitori non ci saranno più e l'unica risposta che riceviamo è "sarà un problema". Abbiamo portato riso e soldi per comprare le medicine di M. (che, tra l'altro, sono costosissime!). Prima di andarcene la mamma ci regala un rosario.è una mamma amorevole che guarda la sua bambina con il cuore in mano e io non mi capacito di come si possa reagire così di fronte a tanta difficoltà.
.pensieri in libertà: VIMAL: .è arrivato un giorno con le ciabatte nuove (forse ne aveva già perse un paio).non se le voleva togliere dai piedi nonostante a scuola si cammini rigorosamente a piedi nudi. Ricordo che ci aveva messo anche un laccetto per ricordarsi che erano le sue e non rischiare di perderle. Qualche giorno dopo, poco prima di rientrare a casa, vedo che vaga su e giù dal portico della scuola con aria smarrita.gli chiedo cosa sia successo e con poche parole e due occhietti increduli mi fa capire che non trova più le ciabatte. Lo prendo per mano e insieme cerchiamo in ogni angolo della scuola ma non c'è niente da fare; le ciabatte non si trovano. E' costretto ad andare a casa scalzo e non riesco ad immaginare gli strilli dei genitori alla scoperta che ha nuovamente perso le ciabatte. Il giorno seguente a scuola gli trovano un paio di ciabatte sostitutive ma il sollievo dura poco; il giorno ancora seguente uno dei bambini ritiene che le ciabatte in prestito siano le sue e.la storia continua. Povero piccolo! Non sembra essere molto fortunato con le ciabatte. Vimal parla poco.ci dicono che quando è arrivato alla scuola non parlava affatto.ma quando mi vede spalanca le labbra in una grande sorriso tanto da fare sorridere anche i suoi espressivi occhioni.
venerdì 21 novembre:.e termina così questa splendida esperienza. Mi ci vorrà del tempo per elaborare tutto questo e rendermi conto di ciò che è stato ma sento che abbiamo dato tanto, il massimo che potevamo fare in due misere settimane. I ragazzi si sono impegnati, divertiti, anche arrabbiati, a volte, per un rimprovero o un'ammonizione necessaria e alla fine ci siamo voluti bene a vicenda. Sono stata davvero sorpresa della solarità e dell'accoglienza di questa gente. Lo scampolo di India che ho visto è un miscuglio di culture, di colori, di profumi nel quale mi ritrovo.mi riconosco. Ha una vivacità poliedrica che affascina e che fa convivere, forzatamente o meno, culture, tradizioni, religioni e condizioni sociali molto diverse tra loro. La stessa vita della spiaggia è così diversa dalla vita che si svolge miseramente solo qualche chilometro più in là! E' un variegato mondo difficile da comprendere fino in fondo per noi che navighiamo verso una realtà sempre più standardizzata."
Alcuni pensieri appuntati da Silvia:
"Oggi pomeriggio siamo andate con Shindu ad un raduno di un gruppo di micro-credito, a casa di una delle donne, nel villaggio musulmano. La stanza in cui ci siamo trovate era probabilmente il salotto di casa, pulito e accuratamente spazzato anche se i muri erano neri e privi di intonaco e quasi privo di mobili, solo un tavolo e tre sedie per noi mentre loro si sono sedute per terra. Hanno poi iniziato ad arrivare le donne, non tutte per alcune di loro erano andate ad un funerale. Ce n'erano di tutte le età, la più giovane 22 anni e la più anziana 60. Erano curiose di sapere chi eravamo noi ed hanno subito iniziato a farci un sacco di domande. Come ci è capitato spesso, dopo il nome ci hanno chiesto se eravamo sposate ed alla nostra risposta negativa, la successiva è 'perché no'?! Tutte avevano un librettino sul quale la padrona di casa segnava la cifra che le hanno consegnato e che verrà versata sul libretto di risparmio. Abbiamo iniziato poi l'incontro vero e proprio con una preghiera. Hanno poi diviso le provviste di generi primari che avevano comprato con i soldi della settimana precedente (riso, zucchero, sapone), il tutto accuratamente registrato su grandi libroni, che contengono anche le minute dell'incontro. Sono poi spuntati un sacco di bambini con i quali ci siamo messe a giocare ed è venuta fuori un gran caciara. Buona parte del villaggio si è radunata nei pressi per osservarci e salutarci quando siamo andate via.
Stamattina, la prima ora, fatto lezione di Matematica nella classe F con Thanky, Micheal non ha partecipato per niente, forse non stava bene. Tutti i giorni qualcuno di loro ha qualcosa che non va, a parte le solite ferite ai piedi, alcuni di loro hanno la febbre o mal di denti o semplicemente sonno e si addormentano sul banco. Poi abbiamo fatto noi lezione d'arte, abbiamo fatto scrivere una lettera dell'alfabeto e disegnare un oggetto relativo, ad esempi Apple per la A, facendoglielo prima sulla lavagna. Alcuni di loro però hanno difficoltà anche a copiare e aspettano pazientemente che gli si dia una mano iniziando per loro il disegno sul foglio che poi tentano di completare. Come sempre alla fine sono molto orgogliosi di quello che hanno fatto e vogliono i complimenti e magari anche una foto! Già dal mattino tutti chiedevano se nel pomeriggio saremmo andati a Kovalam Beach e finalmente dopopranzo è giunta la conferma. Erano eccitatissimi e mi preoccupava come avremmo fatto a tenerli a bada. Siamo quindi partiti con il pulmino e un bidone con dentro i costumi per i maschietti, alcuni di loro si erano portati il piccolo pareo che gli uomini usano per fare il bagno. Le bambine più grandi invece sono rimaste completamente vestite ma non per questo si sono tirate indietro. I più temerari si sono lanciati al largo tra le onde con Ale, io sono rimasta a riva con i più piccolini aggrappati al braccio e che sino divertiti da pazzi a saltare le onde e ad evitare le meduse giganti.
Oggi giornata piena di emozioni, gioia e tristezza: ultimo giorno alla scuola. Siamo partite con il solito auto-rickshaw cariche di roba, i nostri vestiti che abbiamo deciso di lasciare, i quaderni che abbiamo comprato ieri, le foto che abbiamo fatto stampare e che più tardi metteremo su un cartellone, i medicinali che ci eravamo portate e che per fortuna non abbiamo avuto bisogno di usare. Tappa a supermercato per comprare biscotti e bibite per la festa del pomeriggio. Alle 15.30 è suonata la campana in anticipo e si sono tutti radunati nel refettorio che intanto noi avevamo addobbato con i palloncini e le foto, appena il tempo di disporre i biscotti e le bibite sul tavolo e le sedie in modo che si potessero tutti sedere ordinatamente. E' intervenuto per primo Paul che ha fatto un discorso di ringraziamento e saluti che poi George ha tradotto in Malayalam. Dopo si sono esibiti i ragazzini del gruppo di danza, che si sono allenati tutta la mattina nel loro pezzo favorito, Shy Shy, una coreografia quasi perfetta, fantastici. Dopo è venuto il turno delle bambine (Deepa, Telma, Vincy e Marta) che hanno cantato in malayalam e inglese una canzoncina per noi, quando sono arrivate a Bye Alessandra, Bye Silvia, have a happy journey, non sono più riuscita a trattenere le lacrime! E non era finita, sono poi arrivate altre due bambine con un regalo! Orecchini e collana prodotti nel laboratorio, poi via al rinfresco e c'è ancora il tempo per ballare un po' prima che il pulmino li riporti a casa. Salutiamo gli insegnanti che ci ringraziano e ci dicono di aver apprezzato il nostro lavoro e che sperano di rivederci l'anno prossimo. Poi salutiamo George, Clive e Paul e tristemente ci avviamo lasciandoci alle spalle la scuola...due settimane sono volate, impegnate come eravamo non ci siamo accorte del tempo che passava velocemente. Già penso con nostalgia ai ragazzini che più mi hanno colpita e che hanno particolarmente bisogno di qualcuno che abbia tempo ed affetto da dedicargli, e mi riprometto di ritornare."
Le volontarie hanno visitato il progetto a cui "aiutare i bambini" contribuisce per le spese di costruzione e per l'acquisto dei primi materiali didattici con 11.000 euro.
Lo stabile è progettato per continuare da subito le attività già in atto e per sviluppare iniziative nuove, come la sala polifunzionale che renderà possibile un cineforum, spettacoli di danza e teatro.

