io volontario

area riservata



registrati
Hai dimenticato la email o la password? »
Dona ora. Fai click subito! »
Home page

condividi

TAILANDIA: il blog di Roberto Fornari

PDFStampa

Le emozioni vissute da Roberto Fornari durante la sua esperienza di volontariato presso il progetto “Bambini della foresta” raccontate in diretta attraverso il suo blog.

Eccone alcune parti:

12 febbraio - Il più bel buongiorno
I giorni passano veloci. Ed ogni giorno è diverso dall’altro ed ogni giorno è un giorno speciale. Giorni speciali: uno è stato quando abbiamo improvvisato uno sketch di cabaret. Chiaramente mi ero po’ organizzato dall’Italia e più di cabaret si può dire di clown. Monica, con la sua potenza di carica che trasmette, è stata fantastica. Ha improvvisato e i bimbi si sono trovati nel centro di una fiaba. Tanti colori, tanta magia, tanti momenti felici. E poi c’è stato il giorno dove ci siamo addentrati nella foresta ... (vi racconterò anche questo). Ma quello che voglio dire adesso è che è impossibile trattenere il respiro quando la moltitudine di evoluzioni incominciano a fare tremare le gambe, offuscare con una lacrima la vista, saltare di gioia, urlare al mondo. Urla anche tu al mondo, ti farà sentire bene. Mondo ... stupendo mondo che mi regali le emozioni dei i mille e poi mille sorrisi che ritrovo ogni mattina e che sono il più bel buongiorno che uno si possa immaginare. Grazie.

16 febbraio – 5 sorelline
5 sorelline. Immagina 5 belle bimbe. Sono arrivate oggi al campo profughi. Perché, so che non ve l’ho ancora detto, questi bambini sono dei profughi. Non hanno diritti. Non sono considerati da nessuno. Non esistono per nessuno. Scappano dalla Birmania. Sconfinano illegalmente e si ritrovano soli. Piú soli di un uomo che aspetta la neve nel deserto. Ebbene, dicevo, 5 sorelline. La più piccola avrà 2 anni e la piú grande 16. Anche loro sono scappate. Scappano da una situazione tragica (ma vorrei proprio sapere quale situazione non è tragica in queste condizioni). La loro mamma non c’è più e il padre è un alcolizzato. Sono venute a sapere dell’esistenza di Daniel (il responsabile del progetto: i bambini della foresta – campo profughi). E allora hanno chiesto disperato aiuto. Daniel è un ragazzo fantastico e coraggioso. Senza pensarci 2 volte accoglie le 5 sorelline. Uno pensa: che bella storia a lieto fine. 5 sorelline salvate. La loro storia però non finisce qua. Il padre, che oltre ad essere alcolizzato è anche un nullafacente. E perché non sfruttare l’esistenza delle figlie per sopravvivere??? Quest’uomo (se così si può chiamare) si è presentato al campo con la pretesa di riavere la figlia maggiore per mandarla a “lavorare”. Non so cosa Daniel abbia detto o fatto con questa persona so solo che le 5 sorelline sono rimaste al campo. E ogni giorno che passava nasceva nei loro visini un sorriso di speranza e di felicità. Tenerle per mano e cantare a loro una canzoncina é stato come colorare una notte colma di schegge di follia dove i contrasti tra il bene e il male si toglievamo in un respiro profondo che donava al sonno pace assoluta. Mi sembra di volare.

19 febbraio -  Un altro progetto ci sta aspettando
Salutiamo i bambini della foresta. Un altro progetto ci sta aspettando. Certo che la voglia di partire è pari allo zero. Perché devo andarmene da qui?? Perché, quando vado a visitare un progetto, ci lascio ogni volta un pezzo di cuore?? Il viaggio che ci aspetta non sarà una passeggiata e per farla breve ci abbiamo messo quasi 3 giorni per arrivare sull’isola. L’isola degli zingari del mare. Ranon è l’ultima città sulla terra ferma. Da lí abbiamo preso una barca e siamo salpati. Non vi dico che cittadina pazzesca è Ranon. E’ una cittadina di frontiera con la Birmania. La mia fantasia mi porta ad immagini di contrabbando, di commercio illegale, di pirati del mare. Ma capisco che non è fantasia. E’ la realtà di questo posto. Al porto sembra di essere entrati nella macchina del tempo ed essere ritornati a tanti tanti anni in dietro. Le barche sembrano le golette che ha usato Cristoforo Colombo, i marinai sembrano delle comparse del film Titanic; ma è tutto vero come la puzza terribile di pesce. Mi domando io: ma se questa è la situazione prima di arrivare sull’isola cosa troverò là?? L’isola degli zingari del mare. Ancora poco e poi ci sarò.

20 e 22 febbraio -  L’isola degli zingari
Eccomi. Su una barca fatiscente dove all’orizzonte si vede il rientro dei pescherecci, dove mi allontano drasticamente dalla quotidiana realtà per poi ritrovarmi in un altro mondo. Solo questo si può dire: un altro mondo: l’isola degli zingari. Le premesse mi portavano comunque ad una bilanciata prospettiva su cosa mi stava aspettando. I due fattori principali che occupavano i miei pensieri erano la totale mancanza di acqua potabile e l’infinità di zanzare portatrici di malaria (di quella peggiore). Come l’inizio del mio breve diario: poveri noi ingenui .... Questi erano soltanto due dei molti, anzi, moltissimi fattori di disagio. Ma torniamo alla traversata per raggiungere l’isola. A parte i preoccupati pensieri è stato davvero piacevole il breve tragitto. Mare calmo, colori tropicali, il vento caldo che attraversa i capelli e che aiuta a far fantasticare la mente ... Eccola!!! Si vede da lontano, tanto verde e delle palafitte. La mente non fantastica più ma gli occhi rimangono fissi sulla meta che pian piano si avvicina. Viene voglia di gridare. E gridare quell’unica parola in queste condizioni: aiutooooooooooo Chiaramente dall’isola ci hanno visto arrivare e come dal nulla appare prima un bimbo, poi un altro poi altri ancora e poi ancora tanti tanti bimbi. Stupendo. Siamo giunti alla meta e adesso che i nostri occhi vedono da vicino questi bimbi torna la voglia di gridare aiutoooooooooooooooooo. Sapevamo che l’anno scorso uno è morto di colera e che altri 3 bimbi erano in cura. Vederli così sporchi, vestiti coi peggiori stracci , dove ad ogni bimbo dal naso cola qualche cosa di giallastro pieno di mosche ci ha dato un pugno allo stomaco. Eppure loro sono sorridenti. Anzi , quel giorno anche di più perché sapevano che stavamo arrivando e per l’isola un arrivo è sempre una festa se poi è di persone che vengono da molto lontano la festa è ancora piú grande. Ma cosa fare?? La puzza, la sporcizia, il colera. Perché??

Superato il primo duro impatto ci facciamo forza e incominciamo ad organizzare la permanenza. La nostra capanna è semplice e carina. Ha addirittura un wc. Non pensate però a uno tradizionale ... La fognatura non esiste e tutto finisce esattamente sotto la nostra capanna-palafitta. Igiene è un qualche cosa di inesistente da queste parti Superato anche l’impatto della tremenda sporcizia dei bimbi eccoli che saltano su di noi, tante carezze, mille e più abbracci e naturalmente un infinità di sorrisi. I giorni trascorrono stupendamente bene. La mattina 4 volontarie tailandesi vestono gli zingarelli con la divisa di scuola. Una volta pronti andiamo in spiaggia dove una barca dei pescatori ci sta aspettando. Inizia un’altra piccola traversata per l’isola dove sorge la scuola. Le giornate a scuola sono strafantasticamente belle. Ognuno di noi prende in cosegna un’aula con una decina di bimbi e vai con le lezioni. Il bello è che nessuno parla inglese, neache le volontarie o gli insegnanti. I bimbi ci adorano e noi siamo felici. La sera si torna in capanna. Quante difficoltà. Per lavarci ci addentriamo nella foresta dove stanno sorgendo i pozzi per l’acqua sponsorizzati dalla Fondazione “aiutare i bambini”. Sembrerebbe una cosa carina e lo è anche ma ci sono diverse situazioni da superare .... tipo l’incontro con serpenti (e gli incontri ci sono stati) e poi l’attacco delle scimmie che cercano cibo ... insomma la permanenza è davvero dura. Per non parlare del mangiare e dell’acqua potabile che ci siamo portati e che continuiamo a monitorare la quantità per paura di rimarne senza. Che esperienza.

26 febbraio – La partenza
Ma come è possibile??? Di già??? Dai dimmi che non è vero. Va bene, va bene, va bene cosí (Vasco Rossi). Che dire?? E’ arrivato il giorno della partenza. Un fiume travolge le emozioni. Un fiume di lacrime. Per l’addio a questi luoghi. O forse è solo un arrivederci. Ma le lacrime non si fermano. I bimbi. Vorresti abbracciarli tutti, vorresti nasconderli in valigia e portarteli via, vorresti dire parole importanti, ma loro non ti capiscono. Non capiscono perché fino a poche ore fa mi si illuminava in viso l’espressione di felicità e adesso invece un fiume di lacrime. Scusate. Non ho più parole.



Roberto Fornari

Roberto Fornari

"aiutare i bambini" ha favorito la crescita di "Children of the Forest" già nel 2006, sostenendo i costi per la costruzione di buona parte della Casa Famiglia all'interno del Centro (con un contributo di 20.000 euro).

"aiutare i bambini" ha favorito la crescita di "Children of the Forest" già nel 2006, sostenendo i costi per la costruzione di buona parte della Casa Famiglia all'interno del Centro (con un contributo di 20.000 euro).

La scuola gratuita è passata da 150 bambini a 260, divisi in 8 classi. La scuola permette ai bambini di recuperare gli anni persi e ne favorisce il reinserimento nelle scuole pubbliche o private della zona. La totalità dei bambini sopra i 10 anni sa oggi leggere e scrivere.

La scuola gratuita è passata da 150 bambini a 260, divisi in 8 classi. La scuola permette ai bambini di recuperare gli anni persi e ne favorisce il reinserimento nelle scuole pubbliche o private della zona. La totalità dei bambini sopra i 10 anni sa oggi leggere e scrivere.